Attraverso i bitcoin 9 giovanissimi sanniti acquistavano lo stupefacente in maniera irrintracciabile, o quasi.

Un banale controllo, nasce da tutto da lì. Dalla scoperta di alcune dosi di hashish in tasca a un ragazzino. Poi il sequestro del cellulare e del computer e un mondo che spalanca le sue porte conducendo nel dark web. Un mondo virtuale in cui è possibile acquistare tutto. Dalla droga, alle armi, ma anche documenti falsi, pornografia, farmaci. E da dove, i 9 giovanissimi di Benevento, all’epoca dei fatti minorenni, tra giugno 2016 e giugno 2017, oggi maggiorenni, acquistavano droga, attraverso criptovalute, “bitcoin”, per dissimulare la tracciabilità dei pagamenti, mettendo su un traffico irrintracciabile.

Il narcotico giungeva a destinazione tramite una società di spedizione, del tutto estranea all’illecito traffico, che consegnava le confezioni presso appositi “hub” all’interno di esercizi commerciali abilitati al ritiro della merce.

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A riportare la vicenda, un articolo di ‘Repubblica’, che ricostruisce il ruolo di uno dei ragazzi, vero e proprio maestro nel navigare nel dark web, grazie all’app Tor, (The onion rings, anelli di cipolla), che consentiva di potersi muovere come in un autentico market della droga (la banda si riforniva in Spagna), pagando, poi, senza essere rintracciati. Perché la moneta virtuale lascia dietro di sé soltanto un codice e nient’altro.

Tutto calcolato nei minimi dettagli, o quasi. Fino a quel banale controllo, che ha acceso la luce nel dark web.

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