Le intercettazioni raccontano il progetto della candidatura. Il conduttore resta la vittima dell’attentato mentre la Rai valuta il futuro
Valter Lavitola pensava di aver quasi convinto Sigfrido Ranucci a candidarsi. Lo diceva al telefono, mentre gli investigatori seguivano le sue mosse e il caso dell’attentato entrava nella fase decisiva.
Il progetto della candidatura
«Allora, stavo convincendo, avevo quasi convinto concretamente questo giornalista a candidarsi… come presidente qui in Italia». Le parole di Lavitola arrivano dopo le perquisizioni e mostrano quanto il faccendiere credesse nel proprio piano.
Ranucci aveva inizialmente respinto l’idea. Con il tempo, secondo la gip Iole Moricca, era apparso «incuriosito». Lavitola ne misurava la popolarità, alimentava il progetto e si proponeva come regista della possibile discesa in campo.
La ricostruzione delle piste alternative nel caso Ranucci-Lavitola lascia fermo un punto: il conduttore è la persona offesa. Non risultano elementi che dimostrino una sua conoscenza preventiva dell’attentato.
Le telefonate dopo le perquisizioni
Quando Lavitola viene perquisito, Ranucci lo chiama e prova a rassicurarlo. Il giornalista ritiene che gli inquirenti possano aver seguito una pista sbagliata. «Comunque vada non c’è un movente… non c’è movente», dice durante la conversazione.
Il faccendiere riferisce poi il contenuto della telefonata a un amico: «Ieri notte siamo rimasti due ore al telefono, incazzato nero dicendo “questi sono matti”, difendendomi. Ora io spero che continui a fare questo».
Lavitola descrive Ranucci come «il giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia». Confida che la sua difesa possa proteggerlo sul piano della reputazione e tenere vivo il progetto politico.
La versione fornita da Lavitola sull’attentato resta però al centro dei dubbi della gip. L’imprenditore ha ammesso di essere il mandante della bomba, sostenendo di avere agito per ottenere un rafforzamento della protezione dell’amico.
La Rai prepara le contromosse
Mentre l’indagine prosegue, la partita si sposta a Viale Mazzini. La Rai valuta una sospensione o una diversa collocazione di Ranucci. Gli uffici legali temono però una decisione capace di produrre un reintegro immediato.
L’avvocato Roberto De Vita avverte l’azienda: «Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Ranucci, e quindi della trasmissione Report, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità».
Il legale respinge anche l’ipotesi di una “incompatibilità ambientale”. Una scelta del genere, sostiene, finirebbe per punire la vittima. Chiede quindi alla Rai di attendere la conclusione delle indagini.
Il programma Report sul sito ufficiale della Rai continua intanto a indicare Ranucci alla guida della squadra. L’azienda studia però le opzioni disponibili: revoca della funzione fiduciaria, trasferimento in un’altra redazione o sostituzione alla conduzione.
Il silenzio imposto al conduttore
Ranucci continua il suo spettacolo teatrale, ma evita di entrare nel merito dell’inchiesta. «Questa mattina la Rai mi ha ricordato che per parlare nel merito devo avere l’autorizzazione. Se non lo faccio, violo il codice etico: al terzo richiamo c’è il licenziamento».
Il riferimento è al Codice etico del gruppo Rai, tornato al centro dello scontro tra il giornalista e l’azienda. Dal palco Ranucci promette comunque che Report continuerà a lavorare «mantenendo il nostro sguardo libero».
Resta aperto anche il caso della giudice Clementina Forleo. Il conduttore aveva annunciato una querela dopo un post della magistrata. In seguito ha spiegato di voler spostare l’attenzione su chi aveva diffuso le notizie riprese da Forleo. Il suo avvocato ha però smentito il passo indietro: «Nessun dietrofront. Procederemo a presentare la querela».
Il caso arriva in Parlamento
Forza Italia e Fratelli d’Italia chiedono chiarimenti in Parlamento. Raffaele Nevi vuole verificare se la Rai abbia finanziato una possibile campagna elettorale. Maurizio Gasparri ritiene che il progetto politico non appartenesse soltanto a Lavitola.
Federico Mollicone annuncia un’interrogazione e chiede perché Ranucci non abbia indicato agli investigatori Gomes Clesio Tavares, ritenuto vicino a Lavitola. Giuseppe Conte difende invece Report, definendolo «una vera spina nel fianco», ma evita di citare direttamente il conduttore.
Fuori dal confronto politico resta Adriana Linhares de Lucena, compagna di Lavitola. Agli inquirenti ha raccontato che i due uomini erano amici e che il faccendiere provava riconoscenza verso Ranucci. Dopo la confessione del compagno, lei continua a ripetere: «Non ci credo».


















