Il fratello del boss Cesare era ricercato per una tentata estorsione. Le vittime avevano denunciato minacce e aggressioni.
Vincenzo Pagano è stato arrestato in un appartamento di Casavatore. Il 62enne, fratello del boss Cesare Pagano, era ricercato nell’inchiesta su una tentata estorsione ai danni di due imprenditori edili.
Il blitz nello stabile delle minacce
I carabinieri lo hanno trovato da solo in una casa di via San Pietro. Nello stesso edificio, secondo l’accusa, i costruttori erano stati convocati da Elpidio Patricelli per ricevere le prime intimidazioni.
Il precedente provvedimento contro gli altri indagati aveva lasciato Pagano irreperibile.
La richiesta di “mettersi a posto”
La vicenda sarebbe cominciata con l’invito a «mettersi a posto con gli amici di Casavatore». Di fronte al rifiuto, uno degli imprenditori sarebbe stato aggredito vicino al Municipio.
L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Le accuse dovranno essere verificate nel processo e gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
L’Audi da 80 mila euro
La pretesa più insolita riguardava un’Audi RS3 del valore di circa 80 mila euro. La richiesta sarebbe stata avanzata durante una videochiamata, insieme a nuove minacce.
Il comunicato dei carabinieri sull’operazione ricostruisce il percorso investigativo che ha portato alle misure cautelari.
Le denunce rompono l’assedio
I due imprenditori hanno raccontato tutto ai militari della compagnia di Casoria. Filmati, testimonianze e intercettazioni hanno permesso di ricostruire aggressioni e richieste.
Lino Caiazza ed Elpidio Patricelli erano già stati arrestati. Pagano sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari e potrà fornire la propria versione, come anticipa il quotidiano “Il Mattino”.
Il peso degli Scissionisti
Cesare Pagano è stato uno dei capi del gruppo che si ribellò al clan Di Lauro. Le vicende giudiziarie degli Scissionisti e del clan Pagano raccontano una presenza radicata nell’area nord di Napoli.
Le relazioni semestrali della Dia continuano a seguire le trasformazioni dei clan. In questa storia, però, il passaggio decisivo è arrivato dalle vittime: hanno denunciato e reso possibile l’intervento.

















