Alba di manette alle porte di Napoli Nord, catturato anche il cognato del ras, Vincenzo Mormile. Tra le accuse spiccate dalla Procura quelle di associazione mafiosa e traffico di droga
di Luigi Nicolosi
Terremoto giudiziario alle porte di Napoli Nord, una nuova retata colpisce il clan della 167 di Arzano, temibile ramificazione territoriale degli scissionisti Amato-Pagano. A entrare in azione, dando esecuzione a una maxi-ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono stati i carabinieri. Tra gli arrestati spiccano senza dubbio il noto capozona Pasquale Cristiano, alias “Pick Stick”, e il cognato Vincenzo Mormile, referente della cosca nella zona di Frattaminore. Gli arrestati, stando alle prime indiscrezioni, devono a vario titolo rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di droga. Scarcerato alcuni mesi fa, Cristiano era tornato tra l’altro alla ribalta della cronaca locale per uno sfarzoso corteo, con tanto di Ferrari, tra le strade della cittadina dell’hinterland nord.
Anche il nome di Mormile negli ultimi mesi ha fatto parecchio discutere. Conflitti tra clan e conflitti familiari. C’è questo e molto altro tra le pieghe dell’inchiesta antimafia che alcune settimane fa, con l’esecuzione di sette fermi, ha consentito di arginare, almeno per il momento, la violentissima faida in atto nell’hinterland nord di Napoli e in particolare nel comune di Frattaminore. È qui, infatti, che l’emergente ras Pasquale Landolfo, su input del clan Monfregolo con base nella 167 di Arzano, aveva deciso di dichiarare guerra al ras rivale Vincenzo Mormile, alleato, oltre che imparentato in quanto cognato, con il boss Pasquale Cristiano “Pick Stick”, quest’ultimo entrato ormai in rotta di collisione con i Monfregolo.
Ebbene, all’apice di una drammatica escalation di violenza che ha visto finire nel mirino, oltre ai clan rivali, anche decine di attività commerciali, bersagliate a colpi di pistola, Assunta Esposito, consorte di Pandolfo e anch’essa coinvolta nell’inchiesta, si era resa conto che il marito era ormai fuori controllo: «Io lo trattenevo… bello e buono lui scende da sopra con il coso incappucciato tutti quanti, Lino, lui… tutti quanti da sopra… ho detto Pasquale già hai iniziato, ma non stai bene già… ho detto, non stai bene con la testa… avanti a tutti quanti, anche a Peppe che stava davanti… vicino a quello tratta bene a mio figlio… gli ho detto hai visto come stai?». Una pagina di malavita che, ferma restando la presunzione di innocenza per tutti gli indagati, potrebbe finalmente essere stata chiusa.
La persone finite in carcere
- Cristiano Pasquale, 33 anni
- Cristiano Pietro, 58 anni
- D’Aria Mario, 31 anni
- De Sica Vincenzo, 21 anni
- Errichiello Pasqualina, 44 anni
- Grassini Luisa, 70 anni
- Laezza Ciro, 29 anni
- Liguori Raffaele, 32 anni
- Monfregola Francesco, 24 anni
- Monfregola Raffaele, 49 anni
- Monfregolo Anna, 47 anni
- Monfregolo Giuseppe, 34 anni
- Mormile Vincenzo, 30 anni
- Caiazza Antonio, 31 anni
- Piscopo Raffaele, 21 anni
- Portente Raffaele, 35 anni
- Raiano Carlo, 36 anni
- Nicolella Eduardo, 77 anni
- Abate Davide, 36 anni
- Alterio Raffaele, 33 Vanni
- Belgiorno Giuseppe, 54 anni
- Monfregolo Mariano, 40 anni
- Napoleone Renato, 39 anni
La persone finite ai domiciliari
- Auletta Patrizia, 60 anni
- D’Errico Carmine, 27 anni
- Passante Umberto, 42 anni
- Santoro Antonietta, 41 anni
















