giovedì, Giugno 30, 2022
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Nessuno può fare concorrenza ai taxi del clan D’Alessandro

Il cognato del boss imponeva i suoi servizi alle strutture alberghiere della zona

Il clan D’Alessandro oltre agli «affari» illeciti puntava a una serie di attività dalla «faccia pulita» per riciclare i soldi dell’organizzazione criminale. Oltre al servizio ambulanze per il trasporto degli infermi, la cosca di Scanzano aveva interessi anche nel servizio taxi e nel noleggio autobus. Il primo veniva gestito, secondo quanto riportato dagli inquirenti nell’informativa ‘Cerberus’, tramite il cognato del 44enne boss Michele D’Alessandro, P. E..

A Castellammare di Stabia «nessuno poteva approdare con il proposito di effettuare un servizio taxi e/o noleggio autobus in concomitanza e/o in concorrenza con P. E., marito di M. D., al quale sembrerebbe essere demandato solo questo compito specifico in regime di monopolio» si legge ancora. Vittime di questa situazione le varie strutture alberghiere che non erano libere di scegliere chi chiamare per il trasporto dei propri clienti.

Emblematico il caso di un hotel di Scanzano

Durante un’intercettazione è emerso che il direttore dell’hotel era strettamente vincolato a chiamare solo la ditta gestita dal cognato di D’Alessandro. In pratica era accaduto che il direttore della struttura alberghiera, avendo la necessità di far trasportare una cliente, prova a chiamare P. E. ma quest’ultimo non gli risponde e si rivolge altrove. Trovando la telefonata senza risposta il parente del boss richiama l’albergo e riceve la notizia che gli suscita fastidi perché convinto che questa circostanza possa portare gli altri tassisti a farne un’abitudine.

Come fosse tutto normale, l’interlocutore, con un linguaggio di chiara sottomissione e di riverenza si giustificava dicendo che non avrebbe potuto fare altrimenti. «Però non ho chiamato ai taxi di Castellammare» afferma come a dire che non gli avrebbero potuto muovere comunque concorrenza.

Parole che non convincono l’uomo il quale avvisa il direttore che «qua dentro la casa nostra.. non esistono proprio queste cose… eh direttore! ve lo dico proprio in titolo di amicizia, però questa sarà la prima e deve essere l’ultima volta» afferma con tono minaccioso. Per P. E. pur di non chiamare la concorrenza il direttore avrebbe dovuto prendere le chiavi, mettersi dentro al taxi e andare a prendere lui stesso perché «questo fatto che salgono questi cristiani là sopra non… perché mi appizzano i cuppitielli dietro (mi prendono in giro) direttore…»

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