Dopo la beffa anche il danno. Avrà pensato questo il candidato alla segreteria provinciale del Pd, Nicola Oddati, che dopo la bagarre del voto, e la forzatura dell’asse che sostiene il suo avversario, si è visto stretto nella morsa di un congresso farsa. Dove ha votato un terzo degli iscritti e dove addirittura 28 circoli sono rimasti chiusi. Ha deciso di presentare ricorso al Tribunale ordinario chiedendo in primis l’annullamento del congresso. Entrando nel merito della disputa: non si è fatto votare i cittadini (uno su tre si è recato alle urne, per un voto da considerare telecomandato), si è esclusa la platea degli iscritti 2017 e c’è stata poca chiarezza sull’anagrafe. Tutte cose riconosciute dall’organismo di garanzia regionale interno al Partito democratico.

Ma soprattutto Oddati chiede un risarcimento danni per la sua immagine, personale e di professionista. Non certo per quella politica, considerando che il voto è stato viziato dallo scontro tra fazioni e correnti, che come al solito ha generato un disastro targato democrat. Il ricorso dovrebbe essere presentato oggi.

Al netto di tutto questo, da Roma prendono tempo sul commissariamento e i “costiani” gongolano, invitando i 28 circoli rimasti chiusi ad aprire le porte per una seconda manche del voto congressuale sabato prossimo. Un voto a puntate. Notizie dell’ultima ora raccontano che i segretari dei 28 circoli, che si sono riuniti ieri sera in una riunione carbonara, pare abbiano deciso di non prestare il fianco alla maggioranza. In sostanza la linea è la medesima: il voto non lo riconoscevamo domenica, continueremo a non riconoscerlo sabato.