Daniela Di Maggio ricorda il figlio e denuncia una violenza giovanile più diffusa. Intanto porta avanti un’orchestra dedicata ai bambini.
Daniela Di Maggio sente ancora il rumore della chiave nella toppa e la voce di Giogiò Cutolo che chiede: «mamma cosa si mangia?». Le manca soprattutto il suono del suo corno. Tre anni dopo l’omicidio, il ricordo del musicista convive con un impegno pubblico che non si è fermato.
La notte in cui cercò di fare pace
Giovanbattista Cutolo aveva 24 anni. Intervenne per calmare una lite nata da un parcheggio di scooter e fu colpito da tre proiettili sparati da un diciassettenne. La sua onorificenza al valor civile riconosce proprio quel gesto. La madre lo descrive come un ragazzo di pace, lontano dalla logica delle armi.
La violenza che parte dagli adulti
Di Maggio sostiene che la situazione sia peggiorata: «Si è passati alle baby gang e queste si sono trasformate in una “Gomorra” reale». Parla di ferocia e rabbia e non accetta la giustificazione di chi dice di girare armato per paura. Per lei il fallimento nasce prima, quando famiglia, scuola e servizi lasciano soli i minori. Nella sua riflessione su sicurezza e ascolto chiede una rete stabile tra istituzioni.
Le regole cambiate dopo il delitto
La madre rivendica il contributo dato al decreto Caivano, che chiama anche decreto Giogiò. Il provvedimento ha irrigidito gli strumenti contro la criminalità minorile e introdotto nuove misure, consultabili nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Di Maggio cita il reato di stesa e i limiti alla messa alla prova per i reati più gravi. Chiede che alla sanzione si affianchi il controllo dei ragazzi già segnalati.
Il percorso del giovane condannato
L’autore dell’omicidio sta scontando vent’anni in un carcere calabrese. Era già stato coinvolto in un tentato omicidio e aveva ottenuto la messa alla prova. La pena tiene conto della minore età e del rito abbreviato; la rinuncia all’impugnazione ha chiuso il processo e può incidere sui benefici previsti dalla riforma Cartabia. Il caso è ricostruito anche nel passaggio sulla rinuncia all’appello. La famiglia Cutolo non ha ricevuto scuse.
L’orchestra che porta il suo nome
Nella Pineta Mare è nata l’Orchestra Giovanbattista Cutolo. Riunisce figli di famiglie nigeriane, ragazzi di seconda generazione e giovani spesso etichettati come «maranzini». La musica diventa disciplina, incontro e occasione. Di Maggio vuole assistenti sociali capaci di seguire davvero i minori, con Comune e Regione nella stessa rete. Dice di non voler fare una battaglia di destra o di sinistra.
La risposta che immagina dal figlio
Daniela è vicina anche alla famiglia di Francesco Pio Maimone, ucciso senza essere coinvolto nella lite che gli costò la vita. Ai ragazzi ripete che il dolore non deve produrre altro dolore. Se Giogiò potesse vedere l’orchestra e le norme ottenute, immagina che le direbbe: «Grande, ma’». È una frase breve, legata al ricordo domestico da cui tutto è partito.


















