Il regista premio Oscar torna nel cuore della Sanità e si lascia stregare dall’anima del cimitero sotterraneo appena riaperto
Due settimane da incorniciare per il Cimitero delle Fontanelle, che tra folla e sold out ha visto spuntare tra i teschi anche due visitatori d’eccezione. Ieri, tra le migliaia di resti anonimi della Sanità, c’erano gli occhi curiosi di Gabriele Salvatores e l’energia di Antonella Stefanucci. Gabriele Salvatores visita il cimitero delle Fontanelle proprio nei giorni in cui il sito è tornato a respirare dopo anni di chiusura, registrando l’ennesimo tutto esaurito con 750 presenze in una sola domenica. Per il regista di Mediterraneo, napoletano nel DNA nonostante gli anni a Milano, è stato un ritorno alle radici carico di emozione.
Il ritorno del premio Oscar alla Sanità
Non è stata la solita passerella da vip, ma un’immersione totale in quelle cave di tufo che sembrano avere un battito proprio. Gabriele Salvatores visita il cimitero delle Fontanelle e resta colpito non solo dalla maestosità del luogo, ma soprattutto dalla pulizia e dalla cura con cui i ragazzi del quartiere gestiscono il sito. Insieme a Stefanucci, il regista si è goduto un viaggio nel tempo, guidato dall’entusiasmo di Carmela, una delle giovani leve della cooperativa La Paranza. Qui l’accoglienza non è un servizio, ma un pezzo di cuore offerto a chi entra.
La filosofia della “capuzzella”
Camminando tra i teschi che hanno reso celebre questo ossario, il clima si è fatto quasi filosofico, ma con quel pizzico di ironia che solo Napoli sa regalare. Si è parlato di vita, di morte e di cosa resta di noi quando passiamo dall’altra parte. Con un sorriso, Salvatores ha lanciato una riflessione che ha colpito tutti: dopo la morte, alla fine dei giochi, la «capuzzella» resta. È l’essenza stessa della città, una presenza fisica e tangibile che si rifiuta di sparire nel nulla e continua a dialogare con i vivi.
Un legame che non si spezza
Enzo Porzio, anima de La Paranza, ha spiegato perfettamente il senso di questo incontro: la capuzzella è il simbolo di ciò che resiste al tempo. Che tu sia un premio Oscar o l’ultimo dei passanti, quel luogo ti interroga e ti commuove. Gabriele Salvatores visita il cimitero delle Fontanelle confermando che questo sito parla una lingua universale, fatta di nuda fragilità e di consapevolezza. Il legame che i napoletani stringono con i loro morti serve proprio a questo: a non sentirsi mai soli, nemmeno davanti all’eterno.
La Sanità si riprende i suoi spazi
La cosa che più colpisce della riapertura del 19 aprile 2026 è il modo in cui il quartiere ha protetto il suo tesoro. C’è chi spazza la strada spontaneamente, chi cura il verde e chi evita persino di passare in auto davanti all’ingresso per rispetto. È il sogno che diventa realtà per chi ha lottato anni per riaprire queste cave. La risposta del pubblico è stata travolgente, quasi incredibile, segnale che l’attesa era davvero tantissima sia tra i turisti che tra gli abitanti del rione.
L’identità che non si cancella
Per Salvatores, tornare alle Fontanelle dopo anni è stato come ritrovare un’anima che credeva perduta. Ha apprezzato la “struttura” e la visione limpida del progetto, ma è stata l’umanità del racconto a fare la differenza. Non una guida didascalica, ma un atto d’amore. Mentre Gabriele Salvatores visita il cimitero delle Fontanelle, diventa chiaro che il sito è molto più di un’attrazione turistica: è un presidio di identità culturale che resiste al degrado e all’oblio.
La bellezza di sentirsi fragili
In un mondo che corre veloce, le Fontanelle impongono una sosta. Il dialogo tra Salvatores e Stefanucci è diventato un momento per riflettere sul ciclo inesorabile della terra, il “polvere alla polvere” che però a Napoli si trasforma in memoria attiva. Le capuzzelle non sono solo ossa, sono storie che aspettano di essere ascoltate. E il regista ha saputo cogliere questa vibrazione, trasformando una domenica pomeriggio in un momento di pura connessione spirituale.
Un modello di gestione dal basso
Il successo delle Fontanelle è il successo della cooperativa La Paranza, che ha saputo togliere la polvere da un luogo sacro senza fargli perdere il mistero. Trasformare i ragazzi del rione nelle voci ufficiali del sito è stata la mossa vincente. Ora ogni visitatore non è più solo un turista, ma un testimone di una vita che continua, anche nel silenzio delle cave di tufo. È una sfida vinta che guarda al futuro con occhi nuovi e ambiziosi.
Il centenario e la nuova Napoli
Con la città che invade i siti culturali in ogni weekend di primavera, il Cimitero delle Fontanelle si posiziona come tappa obbligatoria per chi vuole capire davvero l’anima partenopea. Mentre Gabriele Salvatores visita il cimitero delle Fontanelle, si percepisce che la strada intrapresa è quella giusta. Fare in modo che la storia non sia un peso, ma una risorsa da condividere con passione. Napoli sorride alla morte, e la morte, alle Fontanelle, ricambia con la bellezza eterna del tufo.


















