banco di napoli intesa san paolo

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Il Banco di Napoli, del Gruppo Intesa Sanpaolo, attiva un team che garantira’ un supporto di consulenza, a 360 gradi, a qualunque imprenditore, anche non cliente della banca, che sia interessato a realizzare investimenti nella Zona Economica Speciale della Campania. Il team – che si avvale delle migliori competenze interne al Gruppo – intende costituire una porta di ingresso per tutti gli imprenditori che intendano realizzare investimenti nella ZES. L’obiettivo e’ quello di accompagnarlo, dopo le informazioni sulle caratteristiche e opportunita’ della ZES, nella redazione di un business plan, con utilizzo non soltanto dei benefici fiscali propri della Zona Economica Speciale, ma anche di quelli derivanti dalla normativa gia’ esistente. Il piano sara’ sviluppato tenendo conto, con utilizzo di appositi specialisti, anche delle opportunita’ di credito agevolato attivabili e supportando l’imprenditore anche per eventuali operazioni di finanza straordinaria, quali acquisizioni e fusioni o progetti di ingresso sul debt e equity market. Queste attivita’, tipicamente finanziarie, saranno integrate con quelle altrettanto importanti di consulenza in materia di strategia industriale e di Industria 4.0, cosi’ come con quelle di formazione delle risorse umane, di internazionalizzazione o di connessione con le avanguardie tecnologiche.

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Il team si prefigge infine di favorire l’immediato contatto con l’Autorita’ di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale per le tematiche connesse all’iter amministrativo necessario per l’adesione ai vantaggi della zona economica speciale. “Intesa Sanpaolo – spiega Francesco Guido, direttore regionale di Intesa Sanpaolo per il Sud e direttore generale del Banco di Napoli – in coerenza con l’accordo stipulato con l’Autorita’ di Sistema Portuale, intende mettere a disposizione degli imprenditori tutte le sue competenze in modo da abbracciare l’intero progetto di investimento. Siamo convinti che la ZES rappresenti un’opportunita’ molto importante di crescita economica per il Sud perche’ consente di realizzare un salto di qualita’ nella competitivita’, generando nuove opportunita’ di profitto e di creazione di posti di lavoro. Abbiamo accompagnato con determinazione l’Autorita’ Portuale nel suo forte impegno realizzativo, proponendo la ZES anche agli altri clienti di Intesa Sanpaolo del Centro Nord in occasione di uno specifico convegno il 27 luglio scorso a Milano cosi’ come agli investitori esteri”.

Francesco Guido, direttore Generale del Banco di Napoli

“Credo – prosegue Guido – che sia importante riattivare circuiti di valore che si avvalgano della circostanza virtuosa della prossimita’ degli insediamenti industriali con le infrastrutture portuali inserite nel contesto del Mediterraneo. Gli studi di SRM hanno piu’ volte posto in evidenza la rilevanza di un bacino che catalizza il 20% del traffico marittimo mondiale. Sono convinto che debba crescere la consapevolezza che la globalizzazione e l’allargamento dei mercati mondiali non debba essere vissuta come un rischio di fagocitazione e marginalizzazione ma come una grande opportunita’ per valorizzare le nostre produzioni, purche’ su scala di qualita’ e di quantita’ adeguate al piu’ vasto contesto. Mettiamo al servizio del progetto la rilevanza della nostra quota di mercato, avviando un piano di contatto estensivo verso tutti i nostri clienti per rappresentare tale opportunita’, restando aperti verso ogni manifestazione di in tenti che possa provenire da alte parti d’Italia o dall’estero”.

Il porto di Napoli

Le realta’ produttive che saranno individuate ed avranno priorita’ ad investire nella ZES saranno quelle maggiormente orientate alle esportazioni, in Campania in particolare vi sono le filiere Agroalimentare, Abbigliamento-Moda, Automotive, Aeronautico e Bio-Farmaceutico (4A e Pharma) che assumono rilevanza non solo per il peso economico sull’economia interna e per il contributo al sistema economico meridionale, nazionale ed internazionale, ma anche per l’elevato effetto indotto che generano. Secondo gli studi di SRM:Il 50% del valore aggiunto manifatturiero in Campania e’ infatti generato dalle filiere 4A e Pharma, mentre nel Mezzogiorno il 43,6% e in Italia il 31,2%. Si tratta di 4,3 mld di €, il cui peso sul dato nazionale e’ del 5,9% mentre su quello meridionale e’ del 34%. Si contano 11839 unita’ locali, pari 29,4% del Mezzogiorno e 84,5 mila addetti, il 33,8% del dato meridionale.

Inoltre l’export di queste filiere e’ di 6.019 mln € con un peso sul dato meridionale (29%) e nazionale (3,9%) maggiore rispetto alla media manifatturiera (22,2% e 2,3%). Cio’ dimostra la maggiore internazionalizzazione e, quindi, la maggiore partecipazione della Campania alla supply chain internazionale di queste produzioni. Al contributo diretto della Campania alla forza del Made in Italy si aggiunge il contributo attraverso le “filiere lunghe” mediante il quale il territorio campano accresce la propria rappresentativita’. Le esportazioni interregionali ammontano a 8.449,2 mln di euro (38,9% del Mezzogiorno e 5,4% dell’Italia), a fronte di 6.019 mln di export estero. Cio’ significa che per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge piu’ di un altro (1,4) destinato nel resto del Paese Le importazioni interregionali delle suddette 5 filiere campane ammontano invece a 13.360 mln di euro (il 25,7% del Mezzogiorno e l’8,6% dell’Italia). Sono quindi filiere lunghe che si sviluppano da Nord a Sud e larghe, soprattutto per i mercati di destinazione che sono prevalentemente meridionali. Mentre in alcuni casi i legami riguardano specializzazioni produttive analoghe e complementari in termini di filiera, in altri la rilevanza della regione di arrivo delle merci e’ dettata dalla presenza di infrastrutture, come i porti, per l’esportazione. Un rafforzamento della logistica interna potrebbe peraltro evitare per alcune regioni l’utilizzo di porti extra-area. Per effetto delle interdipendenze di filiera, 100 euro di investimento nel settore manifatturiero campano producono un effetto a cascata su tutta l’economia nazionale di 460 euro (76 effetto endogeno e 284 effetto esogeno), con un moltiplicatore quindi pari a 4,6. Il moltiplicatore sale a 5,59 se si considerano le filiere 4A+Pharma.

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