La relazione della Dna: impero immobiliare dei Casalesi in Romania
Il boss Michele Zagaria ripreso durante un colloquio in carcere

La repressione c’e’ stata sul versante militare, con mille affiliati arrestati in quattro anni, ma ora le attivita’ della Direzione distrettuale antimafia di Napoli si concentra sul versante imprenditoriale ed economico per scoprire i sistemi di interesse criminale del clan dei Casalesi. La Procura retta da Giovanni Melillo non ha dubbi sul fatto che la cosca di Michele Zagaria ha anche una fitta rete di imprese che fatturano milioni di euro non solo in Italia. Con l’arresto di ieri mattina dei fratelli Nicola e Giuseppe Inquieto, si sono messe le mani su una parte del tesoro della cosca che a Ptesi, in Romania, tornava nuovamente a Casal di Principe per pagare gli stipendi agli affiliati. Una sorta di bancomat personale di Zagaria, boss ora detenuto al carcere duro, dal quale il capoclan attraverso i suoi fedelissimi attingeva ogni qual volta ne aveva il bisogno. Un lavoro investigativo della Dia di Napoli che ha scoperto come i Casalesi riuscivano a promuovere affari milionari in Romania.

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Si tratta di una indagine “profonda e penetrante”, sottolineano fonti giudiziarie, che ha portato a mettere in luce il network del Casalesi che si era servito dei due fratelli Inquieto per riciclare soldi che arrivavano da attivita’ illecite. I sostituti Alessandro D’Alessio, Catello Maresca, Maurizio Giordano e Simona Belluccio, coordinati dagli aggiunti Luigi Frunzio e Giuseppe Borrelli con il procuratore capo Melillo, hanno indagato sul sistema con il quale Zagaria e’ riuscito a scegliere i suoi fiduciari in Romania. Nicola Inquieto, arrestato ieri, tra l’altro era l’unico in possesso dei codici di accesso al bunker nella villa del fratello Vincenzo a Casapesenna in cui era nascosto Zagaria al momento della cattura.

Michele Zagaria, boss del clan dei Casalesi

Nicola vendeva macchinette per la distribuzione di gomme da masticare e poi telefoni cellulari, ma la sua capacita’ di fabbro lo fece entrare nelle grazie del boss dei boss dei Casalesi. La Dia, diretta da Giuseppe Governale, con il capocentro a Napoli Giuseppe Linares, ritiene che l’inchiesta, che copre un arco di tempo dal 2002 al marzo 2018, disvela ancora una volta la capacita’ della cosca di riciclare soldi all’estero. In Romania soprattutto, che pur essendo un paese povero e’ in forte crescita con una normativa piu’ semplice e con leggi meno rigide e un regime fiscale agevolato. E gia’ nel 2004 gli Inquieto erano li’ a creare due fabbriche, poi a mettere in piedi affari nel ‘mattone’ con 400 appartamenti costruiti in pochi anni. Anche qui Michele Zagaria, arrestato il 7 dicembre del 2011, cercava un appoggio sicuro dove nascondersi durante la ventennale latitanza.

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