Le possibili soluzioni.

Nel corso dell’incontro presso il Mise tra i sindacati e Whirlpool, alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, l’azienda ha confermato di aver ritirato la procedura di cessione dello stabilimento Whirlpool di Napoli, allo scopo di creare le condizioni di una ripresa della trattativa in un clima di relazioni sindacali congrue alla definizione di un accordo, pur confermando che per Whirlpool, lo stabilimento di Napoli non è più produttivo e industrialmente non più sostenibile. Lo riferisce la Fim Cisl, secondo cui rimane per l’azienda la possibilità, non unica, di cedere l’attività a possibili acquirenti, confermando finanche l’interesse di PRS. L’Ad La Morgia ha sottolineato la volontà dell’azienda di rispettare il piano industriale ma rimane il problema del mercato per le lavatrici prodotte a Napoli visto il crollo del mercato USA e nel mondo. Fino a marzo sarà mantenuta la produzione ma dopo, grosse difficoltà. L’azienda rimane aperta a discutere di tutte le possibili soluzioni ma per ora l’unica strada sembra essere quella della riconversione industriale.

Per la Fim Cisl “l’accordo dell’ottobre 2018 è nato con l’obiettivo di tenere insieme tutti gli stabilimenti italiani di Whirlpool e deve essere confermato in tutti gli aspetti industriali e di investimento. Il danno della chiusura dello stabilimento di Napoli avrebbe un eco devastante. La Regione Campania ha espresso la volontà di stanziare 20 milioni per la sostenibilità sociale e per la formazione dei lavoratori in caso di produzioni diverse. La Regione dunque chiede all’azienda di tener conto di questa disponibilità”.

“All’interno della discussione che va fatta per salvaguardare l’occupazione – sostiene la Fim Cisl – l’azienda deve assumere un atteggiamento di totale trasparenza affinché si apra una trattativa vera, perché è l’unico approccio che consente di salvare il lavoro dei 420 dipendenti dello stabilimento Whirlpool di Napoli”.