Walter Wurzburger

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di Giancarlo Tommasone

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Napoli è universalmente considerata la patria del caffè, non solo per le miscele che vengono utilizzate, quanto per il tipo di estrazione e il «protocollo» che si segue per produrre la bevanda. Ma anche la città dell’espresso per antonomasia, presto, potrebbe vedere la presenza di un locale Starbucks, la multinazionale che ha messo piede nel Belpaese lo scorso settembre. Il primo punto è stato aperto a Milano, in Piazza Cordusio, presso il palazzo che una volta ospitava le Poste. Nel capoluogo meneghino, poi, sono stati inaugurati altri tre locali che recano il marchio di Seattle, ultimo della serie il bar all’interno dell’aeroporto di Malpensa. Sull’avvento del colosso del caffè in Italia, sulla possibilità di vedere aperto un bar Starbucks anche a Napoli e sulla situazione che vive la Galleria Umberto I, Stylo24 ha raccolto le considerazione di Walter Wurzburger, socio e direttore commerciale della Kenon Spa, e creatore del brand Ke’Kafè Napoli.

Starbucks alla conquista dell’Italia, la ‘cultura’ del caffè ‘americano’ può attecchire nel nostro Paese?
«Credo proprio di sì, penso che a parte il primo showroom aperto a Milano, di altissimo interesse, la catena abbia portato innovazione nel nostro Paese. Sia per la varietà e la qualità dei tipi di caffè, sia per i tipi di estrazione che si attua. Sicuramente, Milano, metropoli dalle caratteristiche molto più europee rispetto a Napoli, sia per una ragione geografica sia per questioni culturali, è più pronta a ricevere tale messaggio di innovazione».
Napoli, dunque, secondo lei, non è ancora pronta da questo punto di vista?
«Al momento no, però già tra un paio d’anni, forse tre, Starbucks, è un mio pensiero, potrebbe aprire un locale nel capoluogo campano. E’ una ipotesi da non scartare, che potrebbe entrare nella progettualità della multinazionale americana. A Napoli, c’è da dire, che si è abituati al caffè espresso, è una questione prettamente culturale;  qui la bevanda e il modo con cui si prepara fa parte della tradizione intima di un popolo, che magari potrebbe risultare restio alla novità. Penso pure alle macchine che si trovano nei bar, si è abituati ad usare quelle a leva rispetto a quelle automatiche. Napoli non è pronta per questo tipo di innovazione, ma è anche la città con lo standard qualitativo più elevato al mondo sotto il profilo del caffè. Quindi credo che per il colosso americano non sarà facile trovare terreno fertile». 

Quanto può incidere il prezzo di un espresso sull’apertura di un bar di Sturbacks nella nostra città?
«Anche questo va considerato, in media a Napoli un espresso lo si paga in media 90 centesimi, a Milano 1.10 euro, nel bar lombardo della catena statunitense, mi riferisco allo showroom di Piazza Cordusio, un espresso costa 1.8 euro. Posso comunque dire che il locale di Starbucks a Milano lo considero davvero un progetto di una qualità altissima, sotto tutti i punti di vista, un progetto che forse non ha precedenti in Italia per quanto riguarda il comparto del caffè».
Parliamo di Napoli e, in particolare, della Galleria Umberto I, quanto è migliorata nell’ultimo periodo?
«Molto, ma tanto c’è ancora da fare. Con lo smantellamento delle impalcature è diventata sicuramente più vivibile e di gran lunga migliore sotto l’aspetto estetico, però c’è ancora da lavorare. Il punto è che molto spesso le opere di miglioria e di restauro, vengono frenate dalla burocrazia, ma penso che se si va avanti seguendo un progetto comune, si potrà arrivare a ottimi risultati».
Quando prevede che si possa parlare della Galleria Umberto I nei termini con cui si parla dell’omologa meneghina, la Galleria Vittorio Emanuele II?
«Come dicevo, pian piano si sta migliorando. Credo che tra qualche anno si riuscirà a trovare la quadra e se si lavora tutti uniti per lo stesso obiettivo, penso che la Galleria di Napoli potrà diventare anche più bella di quella di Milano».
Come va in Galleria, sul versante del turismo?
«Non ci si può lamentare. Nell’ultimo periodo ho notato un incremento dei visitatori. In estate in Galleria c’è stata una presenza maggiore di stranieri, mentre in questo periodo, quello che ci proietta verso il Natale emerge maggiore presenza di turisti che provengono dall’Italia».

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