Il giudizio, perché così va chiamato, nonostante qualcuno abbia provato a farlo passare come una verità di fatto, di ‘Report’ sul caffè napoletano ancora risuona nell’aria, ma lo fa come una brezza leggera, capace anche di far sorridere. E la reazione del popolo di Parthenope, in fin dei conti è stata questa di fronte all’attacco a uno dei suoi simboli, come il mare, il Vesuvio e la pizza.

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Anche lei finita nel mirino del programma della Rai. Qualcuno potrebbe definirle coincidenze, qualcun altro non crederci. Stylo24 è andato a chiedere un parere sulla vicenda a chi dell’argomento conosce e capisce molto bene, Walter Wurzburger, socio e direttore commerciale della Kenon Spa, e creatore del brand Ke’Kafè Napoli  (locale situato al centro della Galleria Umberto I). E la prima domanda non poteva che essere:

Ma il caffè napoletano è davvero così rancido?

In realtà credo sia questo attacco a sapere di rancido, piuttosto che il caffè. Per motivi di lavoro giro tutta Italia e molti Paesi esteri dove esponiamo anche in tante fiere. E, pur essendoci aziende che lavorano bene anche altrove, lo standard alto dal punto di vista qualitativo che si trova qui, non lo si riscontra altrove. Dispiace, perché l’inchiesta sarebbe potuta essere più valida, se si fosse analizzato ciò che non andava, com’è ovvio possa capitare, ma se nel contempo si fosse anche sottolineato e mostrato, con obiettività, il buono che è stato riscontrato in quei posti in cui sono stati fatti anche i complimenti per la qualità del caffè. Senza contare che noi facciamo miscele anche 100% arabica certificate, mentre loro sostengono che a Napoli si usa nelle miscele molto caffè robusta, che è una qualità generalmente più economica.

In quest’ottica, quindi, quanto può valere un giudizio di gusto?

Tecnicamente parliamo di una persona preparata e nel servizio sono state dette anche delle verità, ma messe in una maniera tale da confondere lo spettatore. Dire che il caffè sia rancido, vuol dire che gli italiani non capiscono nulla, perché anche al Nord viene chiesto il caffè napoletano. E vale lo stesso anche per l’estero, dove i nostri numeri sono raddoppiati. E di fronte ai numeri un giudizio di gusto cade.

In questo tipo di giudizio e di servizi può pesare l’invasione dei vari Starbucks e caffè all’americana? E le due cose possono convivere?

Io credo che possano convivere. Starbucks è una bella azienda ed è tra i primi posti al mondo per importanza. Basta vedere quello che è stato fatto a Milano. Ma l’espresso napoletano resta sempre l’espresso napoletano. Se siamo rinomati ovunque vuol dire che non è così male.

 

Di fronte a questi attacchi che ormai finiscono per ripetersi, quali possono essere modi per «difendere» il caffè? Magari la creazione di eventi specifici, come accade, ad esempio, per la pizza?

Certo, potrebbe essere una buona idea, ma ci vorrebbe qualcuno bravo a organizzarla. In fin dei conti, tanti torrefattori vengono anche da varie parti d’Italia per essere presenti a Napoli. Nelle varie fiere in giro per l’Italia, come ad esempio al Sigep, gli stand più affollati sono sempre quelli campani e napoletani. E quello è un giudizio incontestabile.

La puntata di Report porterà qualche cambiamento? 

Noi torrefattori napoletani stiamo lavorando molto bene, al punto da aver raddoppiato il fatturato in questi anni. Evidentemente già il primo servizio di ‘Report’, risalente a cinque anni fa, non ha portato ad alcun risultato negativo e confido sia lo stesso per quest’ultimo.

 

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