(Nelle foto Stanislao Lanzotti e Michele Schiano)

La Procura tenta l’affondo dopo il flop del 2018, notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari: coinvolti i forzisti Lanzotti e Schiano

di Luigi Nicolosi

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Camorra e politica, la Procura di Napoli ci riprova e, dopo la stroncatura incassata due anni fa, tenta l’affondo notificando a 26 indagati un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Pesanti le accuse formulate dai pubblici ministeri Maurizio De Marco Henry John Woodcock: riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa e voto di scambio. Di quest’ultima ipotesi di reato rispondo, tra gli altri, Stanislao Lanzotti e Michele Schiano Di Visconti, rispettivamente consigliere comunale di Forza Italia e consigliere regionale eletto nel partito azzurro ma oggi in quota Fratelli d’Italia. L’inchiesta vede inoltre il coinvolgimento di alcuni volti noti dell’imprenditoria locale, tra cui i fratelli costruttori melitesi Salvatore e Stefano Marano.

L’avviso di chiusura indagini, atto che con tutta probabilità farà da anticamera a un eventuale rinvio a giudizio, arriva al termine di un iter giudiziario a dir poco in salita. Già nel 2018, sempre nell’ambito della stessa inchiesta, la Dda aveva chiesto infatti l’arresto di oltre ottanta persone. Il gip di Napoli, ritenendo che non sussistessero elementi indiziari sufficienti a spiccare le misure di custodia cautelare, accolse a sorpresa una sola istanza: un flop clamoroso. Nonostante quella bocciatura il tandem inquirente De Marco-Woodcock ha però continuato a portare avanti la propria linea e così stamattina è arrivata la stoccata. L’atto di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a ventisette persone: Gennaro Cangiano, 53 anni; Rosa Cerqua, 62 anni; Ida Cutarelli, 40 anni; Angelo De Giacomo, 41 anni; Vincenzo De Luca, 60 anni; Ciro De Marco, 64 anni; Ciro De Vincenzo, 29 anni; Stanislao Lanzotti, 45 anni; Guglielmo Maione, 57 anni; Salvatore Marano, 65 anni; Stefano Marano, 74 anni; Antonio Milo, 60 anni; Eugenio Mitrone 59 anni; Giuseppe Oliva 48 anni; Palmina Persico 55 anni; Annunziata Petriccione, 59 anni; Giuseppe Petruccione 58 anni; Giuseppe Riganato 60 anni; Agrippino Parolisi 58 anni; Concetta Solla 61 anni; Michele Schiano Di Visconti 58 anni; Antonio Simonelli 40 anni; Francesco Simonelli, 46 anni; Luca Simonelli, 46 anni; Raffaele Spennagallo, 37 anni; Vincenzo Verde, 53 anni; Salvatore Ciro Vignati, 56 anni.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti e ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria per tutti gli indagati, le figure chiave dell’inchiesta sarebbero i costruttori Salvatore e Stefano Marano, ai quali viene contestato il reato di autoriciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa: il denaro sporco che i due imprenditori avrebbero riversato in sette Srl sarebbe stato infatti riconducibile alle attività criminali dei clan Di Lauro prima e Amato-Pagano in seguito. Contestazione analoga è stata poi mossa a Concetta Solla e ai Simonelli. Per quanto concerne invece i presunti reati elettorali, sarebbero stati tutti commessi in occasione delle elezioni comunali di Napoli del 2016. Schiano, stando all’ipotesi accusatoria, in concorso con Salvatore Marano e Agrippino Parolisi avrebbe promesso un posto di lavoro a una donna al fine di ottenere la candidatura in via Verdi di Raffaele Ambrosino, che non risulta però tra i destinatari dell’atto di chiusura indagini. Di voto di scambio non aggravato rispondono tra gli altri anche Salvatore Vignati, Gennaro Cangiano, Rosa Cerqua, Ida Cutarelli, Giuseppe Riganato, Vincenzo De Luca “’o scass”, Giuseppe Petruccione, Nunzia Petriccione (madre del boss della Vanella Grassi, Antonio Mennetta) e Stanislao Lanzotti, il quale nel 2016 avrebbe promesso 500 euro a Riganato e Petruccione in cambio del loro voto e di quello del loro “pacchetto elettorale”. L’avvicinamento alle Regionali, con la mina appena sganciata dalla Procura, si fa più rovente che mai.