Vincenzo De Luca

«Partite a scacchi» a Palazzo Santa Lucia

di Giancarlo Tommasone

A Palazzo Santa Lucia sono giorni fitti di messa a punto di strategie per le ormai prossime elezioni. Il governatore Vincenzo De Luca – filtra dai piani alti della Regione – sta ragionando sulla possibilità di «stiracchiare» al massimo, secondo la normativa in vigore, la finestra che la legge gli attribuisce per fissare la data delle consultazioni. Tornata che può essere fissata la prima domenica successiva al sessantesimo giorno dalla scadenza della consiliatura. Nel 2015 si è andati al voto il 31 maggio, quindi la consiliatura terminerà il 30 maggio del 2020. Calcolando i considerati sessanta giorni «extra» disponibili, si arriva al 29 luglio 2020, che cade di mercoledì. La prima domenica utile per andare al voto, dunque recherebbe la data del 2 agosto prossimo. Quello di De Luca, non è un semplice esercizio tecnico, perché il governatore si pone come obiettivo il logoramento del Movimento 5 Stelle. E di impedire qualsiasi tentativo di accordo tra i grillini e l’ala dissidente del Pd, che gli preferirebbe l’attuale ministro dell’Università, Gaetano Manfredi. Addirittura, nei corridoi di Palazzo Santa Lucia, qualcuno aveva proposto di forzare questa potestà regolamentare e di arrivare fino a settembre, per la fissazione della data delle elezioni. «Cosa che non è possibile perché – spiega un esperto a Stylo24 – c’è una precisa circolare del ministero degli Interni, che impedisce un allungamento di questo genere». Quindi la «forzatura» massima possibile è consentita fino e non oltre la prima domenica successiva al sessantesimo giorno post termine della consiliatura.

I precedenti delle elezioni
in Calabria ed Emilia Romagna

Tanto è che, ad esempio, in Calabria e in Emilia Romagna, dove si è votato il 23 novembre del 2014, si sarebbe dovuti tornare alle urne nel 2019, mentre in effetti la data è stata «posticipata» al 26 gennaio prossimo. Tornando alla manovra che ha intenzione di attuare De Luca, nasce con lo scopo di evitare di dare modo al Movimento 5 Stelle e ai dissidenti dei dem di convergere su Manfredi e di portare a termine, completamente il proprio piano. Andando a votare più tardi, il governatore ha tutto il tempo (ben sessanta giorni in più), eventualmente per rispondere all’offensiva giallo-rossa, recuperare e comporre le liste.

Sessanta
giorni in più
a disposizione
di De Luca
per organizzare
la controffensiva

Anche perché può fare affidamento su una rodata ed efficiente macchina organizzativa. Nel caso, invece, si andasse al voto in primavera (e non in estate) e il fronte M5S-Pd convergesse su Manfredi,  De Luca, come ha sottolineato qualcuno, non avrebbe neanche la possibilità di presentarsi con una sua lista, «per vendicare il torto subito per la mancata candidatura». Concludiamo, sottolineando che quanto descritto, è frutto di ragionamenti che vengono fatti nelle stanze di Palazzo Santa Lucia, tra il governatore e alcuni suoi fedelissimi, nel caso in cui l’ipotesi di offrire all’elettorato un candidato alternativo a De Luca, nella fattispecie il ministro ed ex rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, si concretizzasse.