Il pentito Giovanni Brano svela il piano stragista in aula: «Giovanni Savarese voleva piazzare un ordigno al cimitero»

«Giovanni Savarese voleva ammazzare Antonio Fontana. Ma doveva essere una strage. Il piano era quello di piazzare una bomba al cimitero di Castellammare, sulla tomba di un familiare di ‘o fasano, per farla esplodere nel momento in cui c’erano Antonio Fontana e tutti gli altri parenti»: a raccontare del presunto piano stragista del Savarese, è il pentito Giovanni Brano, il quale ha testimoniato per la prima udienza dell’omicidio di Raffaele Carolei, ex affiliato del clan Omobono-Scarpa, vittima di lupara bianca. Per quel delitto, a giudizio, ci sono Giovanni Savarese e Gaetano Vitale, i quali sono accusati dell’omicidio insieme ai pentiti Pasquale e Catello Rapicano.

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Gli aggiornamenti su questa inchiesta di camorra, sulle colonne odierne di Metropolis. Brano, in udienza, ha rivelato che Savarese aveva fondato un nuovo clan a Santa Caterina, una volta uscito dal carcere; a detta di Brano, ancora, Savarese era rancoroso con i D’Alessandro di Scanzano perché non avevano mantenuto i patti, perché a Santa Caterina non girava la percentuale del pizzo che gli spettava e non aveva dato soldi alle famiglie dei carcerati. Infine, dopo aver fornito la sua versione sullo scenario criminale stabiese al termine della guerra fra i D’Alessandro e gli Omobono-Scarpa fra il 2004 ed il 2007, brano comincia a fornire dichiarazioni su alcuni omicidi irrisolti: in aula, fa riferimento all’omicidio di Salvatore Polito, il ras del rione Moscarella ammazzato nel 2012, e anche al piano stragista di Savarese per uccidere Fontana ed i suoi familiari piazzando una bomba al cimitero.

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