Il boss Giacomo Migliaccio

LA STORIA DELLA CAMORRA – Il racconto del pentito Illiano: una riunione segreta per dichiarare guerra a Mariano Riccio

Continuiamo la pubblicazione dei verbali del pentito Giovanni Illiano, ex affiliato agli Scissionisti di Scampia. Illiano racconta l’esito di una riunione top secret a cui partecipò, insieme all’allora latitante Carmine Amato, per decidere dell’uccisione di Mariano Riccio, reggente dei Pagano.

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«La mia posizione era quella di non dare a me l’incarico di uccidere Mariano, e proposi di far agire Teatro (altro affiliato, genero di Raffaele Amato, ndr). Quest’ultimo, a sua volta, proponeva di uccidere Takendò (soprannome di Carmine Cerrato, ndr)», spiega Illiano ai pm antimafia. «Io mi resi disponibile ad operare con Teatro per l’uccisione di Takendò. Il motivo per il quale io non volevo uccidere personalmente Mariano era determinato dal fatto, che temevo che laddove le famiglie Amato e Pagano avessero fatto pace, io potevo essere punito per l’omicidio».

Alla fine della discussione «si decise di uccidere prima Vincenzo Nappi, ovvero Enzuccio il pittore, e tutti quelli che stavano con lui», si legge ancora nel verbale; poi «Giacomo Migliaccio, che poteva essere ucciso in qualsiasi momento perché era fisso al Lotto G, e poi tutta la paranza di Mariano […]».

Graziata la vita del giovane boss

La riunione a questo punto prende una piega imprevista. Racconta il pentito: «Voglio chiarire che nella discussione iniziale la decisione da prendere era se ritenere primario o meno l’obiettivo Mariano Riccio; da qui le perplessità mie di cui ho detto, il suggerimento di Mario (Cerrone, ndr) e le parole di Lelluccio (Imperiale, ndr) […]. All’esito della discussione Mariano è diventato un obiettivo eventuale, nel senso che solo se fosse sceso armato a Melito o a Mugnano noi lo avremmo ucciso».

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