Il sistema fraudolento dei due prevedeva l’apertura e la chiusura di cooperative, con sedi anche in Campania, impegnate nel facchinaggio e nella spedizione merci.

La Guardia di Finanza di Livorno, con il coordinamento della Dda di Firenze, ha eseguito due misure di prevenzione patrimoniale, concretizzate nel sequestro di beni e valori per 650mila euro nei confronti di due imprenditori, un italiano e un albanese, cognati, già arrestati il 10 maggio 2017, coinvolti, a vario titolo, nella commissione di reati fiscali e fallimentari, contro il patrimonio e intestazioni fittizie di beni.

I due erano attivi in un sistema fraudolento di apertura e chiusura di cooperative impegnate nel facchinaggio e nella spedizione merci, con basi a Livorno e a Rosignano Marittimo, e sedi nelle province di Pisa, Roma, Caserta e Napoli, dove era stato indagato anche un commercialista di Torre del Greco (deceduto nel 2016).

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Le indagini, estese ai familiari, sui due, qualificati come socialmente pericolosi, sono proseguite sulla base di operazioni sospette, con anomali movimenti di denaro. Facendo venire alla luce un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati (60mila euro l’anno). Tra acquisti costosi, viaggi all’estero (Dubai e Maldive), auto di lusso (cinque ‘supercar’), orologi pregiati e altro, è stata relazionata una spesa media di oltre 500.000 euro l’anno.

La Procura di Firenze ha, quindi, chiesto e ottenuto dalla sezione Misure di Prevenzione del tribunale i sequestri di beni mobili e immobili, e disponibilità finanziarie in rapporti bancari per un valore complessivo di 650mila euro.

Nei confronti dei due è stato accertato “uno stile di vita delinquenziale, ossia abitualmente dedito ai traffici delittuosi ovvero vivendo abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività illecite, ossia, nel caso di specie, la costituzione e la gestione di cooperative mediante un’associazione per delinquere ramificata e capace di raggirare il Fisco”.

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