Paolo Di Lauro, il boss di Secondigliano e Scampia, al momento dell'arresto
Paolo Di Lauro, il boss di Secondigliano e Scampia, al momento dell'arresto

DURANTE LA PRIMA FAIDA Le intercettazioni degli spacciatori del clan Di Lauro: «“Sacrifici” pure a Natale e Capodanno»

«Il turno di notte? Troppo freddo, e non ti passa niente. Preferisco quello dalle 3 (le 15, ndr) a mezzanotte», afferma un pusher al lavoro nel Rione dei Fiori di Secondigliano, zona tristemente nota come Terzo Mondo (storica roccaforte dello spaccio del clan Di Lauro). «Sì, ma il turno di notte sono quattro ore, e si prende di più, quello del pomeriggio sono 9», risponde, in disaccordo il «collega». La conversazione viene intercettata dagli 007 dei carabinieri, nel 2005, periodo della prima faida di Scampia e Secondigliano, che vede contrapposti, l’esercito di Ciruzzo ’o milionario (al secolo Paolo Di Lauro) da una parte, e la fazione degli Scissionisti dall’altra.

«Per farti passare la nottata, devi stare sempre fatto (sotto l’effetto di stupefacenti, ndr), e così i soldi che abbuschiamo (guadagniamo, ndr) subito se ne vanno. Di notte è sacrificata, ti può capitare pure Natale, Capodanno, che fai: non scendi a lavorare?», continua a sostenere la sua argomentazione lo spacciatore scontento per il turno di notte. I due poi parlano dei rimedi per sconfiggere la noia delle lunghe ore di lavoro, la paura di finire arrestati o nel mirino del clan avverso, e il fatto di avere a che fare con i «tossici. Quelli di notte sono i peggiori. Stanno tutti azzeccati». «Io devo ringraziare che mi sono fatto montare il dvd (l’impianto dvd) sopra la macchina. Mi chiudo dentro, mi vedo un film e cerco di far passare la nottata. Però, te lo ripeto, se dovessi scegliere, il turno dalle 3 a mezzanotte, tutta la vita».

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Alle ambasce relative al lavoro, e alle regole a cui sottostare imposte dal capopiazza, si aggiunge, è naturale, anche il clima di terrore conseguente allo scontro in atto tra i clan. Intorno alle 2.30 di notte, a bordo dell’auto monitorata dalle forze dell’ordine, viene intercettata una conversazione, ritenuta dagli inquirenti, dalla elevata valenza investigativa.

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Uno dei pusher (entrambi sono poco più che 18enni) racconta al compagno: «Tu lo sai il fatto? D. (il capopiazza, ndr), quando è stato la settimana scorsa si prese a uno, un ragazzo, e se lo portò sotto al porticato, giù al rione. Gli mise la pistola ’nganno (alla gola, ndr) e lo voleva abboccare (gergale, vale: uccidere)». «E perché lo voleva uccidere?», si informa l’altro. «Non lo so, comunque so solo che prese la pistola col manico di pelle che tiene lui, la 9×21, e lo voleva uccidere», risponde lo spacciatore.

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