lunedì, Novembre 29, 2021
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Violenza contro le donne: non basta ricordarsene una volta all’anno

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Nonostante cresca la consapevolezza e la rete dei centri di ascolto serve un impegno quotidiano di tutti gli uomini a farsi ‘controllori’ di comportamenti strani

di Mario Polese

Intervenire nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne si presta al rischio di cadere nella retorica. Sono già trascorsi 22 anni dall’introduzione di questa celebrazione, ma il fenomeno purtroppo continua a essere molto diffuso ed è tristemente in crescita nonostante le varie campagne di sensibilizzazione e nonostante sia riconosciuto come un problema attorno al quale si è man mano costruita una rete molto capillare di presidi a tutela delle donne stesse.

Tuttavia il problema rimane come rimane anche complessa l’analisi di un problema che negli anni insieme alle indagini ha fatto emergere una serie di sfaccettature prima ignorate. Perché con una maggiore consapevolezza di quello che è un fenomeno che attraversa tutti i ceti sociali, tutte le età e molti dei contesti sociali in cui le donne vivono, si è palesato un universo in cui la violenza si manifesta non solo in azioni violente che sfociano addirittura nel femminicidio o nell’abuso sessuale, ma che si allarga a sottomissioni psicologiche, a sottomissione economica e altre sfere in cui l’uomo assume un ruolo predominante, in una società spesso ancora a matrice maschilista, che favorisce la subalternità della donna; sia essa moglie, fidanzata, collega di lavoro o dipendente.

Ad ogni buon conto i numeri sono impietosi. Secondo gli ultimi dati dell’Istat quasi un terzo delle donne tra i 16 e 70 anni, e cioè poco meno di 7 milioni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Sempre dallo studio dell’Istat emerge che le forme più gravi di violenza non avvengono all’esterno ma hanno una origine familiare: gli stupri sono commessi nel 63 per cento circa da partner o parenti o amici.

Oltre alla violenza fisica o sessuale le donne con un partner subiscono anche violenza psicologica ed economica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia.

I comportamenti persecutori da parte di un ex partner

Basti pensare che negli anni scorsi oltre una donna su quattro ha subito violenza psicologica o economica dal partner attuale e addirittura quasi una su due da parte di un ex partner. Altra questione sempre aperta è quella relativa allo stalking. Secondo gli studi si stima che il 21,5 per cento delle donne fra i 16 e 70 anni, e cioè un numero superiore a 2 milioni, ha subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner.

Uno dei problemi che rimane aperto e sul quale evidentemente c’è da imporre un grande sforzo è quello della ‘denuncia’ In molti casi, infatti, la donna che subisce violenza non denuncia l’accaduto. Quasi l’80 per cento delle vittime non si rivolge ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto presso le strutture preposte. Il problema è che molto spesso le vittime temono o non di essere credute o giudicate. Senza contare che essendo i casi di violenza, molto spesso perpetrate nell’ambito familiare o lavorativo c’è reticenza a ‘denunciare, un padre o un fratello o un superiore. Per fortuna però, sono in crescita sia i centri di ascolto che le forme di tutela vere e proprie. Importante in tal senso l’introduzione del ‘reddito di libertà’ per le donne vittime di violenza.

Si tratta di una misura economica che aiuta a intraprendere un percorso concreto di riappropriazione della propria libertà e della propria autonomia. Il reddito di libertà è riconosciuto dall’Inps con un contributo nella misura massima di 400 euro mensili pro capite. Ovviamente c’è ancora molto da fare per combattere un fenomeno che ha origini antiche ma è importante soprattutto l’impegno costante e quotidiano di noi uomini che oltre a scrivere magari una volta all’anno abbiamo l’obbligo di diventare sentinelle di comportamenti illegittimi che magari avvengono nel nostro stesso ufficio o nelle cerchia dei nostri conoscenti.

Mario Polese
Vice Presidente Consiglio Regionale Basilicata

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