Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Verde che racconta delle attività del clan

Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Verde (allegate agli atti di una inchiesta contro il clan Polverino), il boss Giuseppe, alias Peppe ’o barone, avrebbe prodotto anche un vino doc. Sollecitato dal pubblico ministero che lo interroga, il pentito parla delle mansioni che ricoprirebbe la moglie del capoclan in seno all’organizzazione. «La moglie di Giuseppe Polverino aiuta il marito nella gestione del clan, in quanto gestisce parte dei suoi conti ed un vigneto che si trova nei Campi Flegrei. Con l’uva di questo vigneto fa anche un vino doc, di cui mi riservo di riferire il nome». Della circostanza relativa al vigneto e alla produzione di vino, Verde dice di essere sicuro, poiché «talvolta Giuseppe Simioli, oppure Salvatore (Liccardi) detto Pataniello, mi portavano intere casse di questo vino in omaggio».

Gli omaggi di casse di prodotto

Emerge ancora dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, che «la moglie di Giuseppe Polverino gestiva parte dei conti di quest’ultimo, poiché ella stessa, spesso, faceva i conti di persona con il marito, allorquando veniva a trascorrere le vacanza in Spagna». «Si trattava – spiega il pentito al pubblico ministero – della contabilità concernente, soprattutto, numerosissimi appartamenti fittati nella zona di Marano e dei Camaldoli». Nel corso della stessa deposizione, quella del 15 marzo 2010, Verde fa mettere a verbale pure che «Giuseppe Polverino, latitante in Spagna per un lungo periodo, evitava di parlare al telefono per non essere riconosciuto in caso di intercettazione, limitandosi a parlare al telefono solo quando si trattava di conversare con sua moglie ed i suoi figli; essi utilizzavano una cabina telefonica, più raramente cellulari e per un breve periodo un telefono fisso».

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