L'armatore Vincenzo Onorato

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Per tutelare i lavoratori marittimi, italiani ma non solo, bisognerebbe copiare la nuova legislazione britannica, varata dal Governo di Londra all’inizio dello scorso anno. E’ l’idea lanciata da Vincenzo Onorato, armatore delle compagnie Moby e Tirrenia da tempo impegnato in una battaglia personale a sostegno del lavoro marittimo denominato ‘#Salviamoilfuturo’.

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“Le navi che entrano nelle acque territoriali italiane dovranno dimostrare, non con documenti farlocchi come spesso accade oggi, che i marittimi a bordo percepiscono almeno il minimo di salario fissato dall’ITF (il sindacato internazionale dei lavoratori marittimi; ndr) e dall’International Labour Organization (ILO). In caso contrario le navi saranno poste sotto sequestro e gli armatori saranno indagati” ha dichiarato Onorato in una nota, preannunciando l’intenzione di fare pressioni sulle autorità competenti affinché sia assicurata massima trasparenza sulle tabelle di imbarco e quindi sulla composizione degli equipaggi delle navi che battono bandiera italiana.

 

“La nuova normativa britannica prevede sanzioni sino al 200% del differenziale salariale (tra quello stabilito dall’ITF e quello, più basso, effettivamente applicato; ndr), la pubblicazione di una black list degli armatori che non rispettano le leggi e una incriminazione penale” spiega Onorato, secondo cui una versione nostrana di questa legge “riguarderebbe tutte le attività in acque territoriali italiane, le navi estere impegnate temporaneamente in acque internazionali ma operanti regolarmente in acque italiane, oltre che tutte le navi di bandiera italiana”.

Secondo l’ILO, il salario medio dei marittimi nel mondo è di 614 dollari per 90 ore di lavoro alla settimana, ma dal 30 al 50% dei marittimi imbarcati percepirebbe paghe pari alla metà di quella sindacale, ovvero circa 300 dollari.

 

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