mercoledì, Novembre 30, 2022
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Vigili urbani estorsori e il sospetto sul comandante di Melito: «”Gianntiell” non vuole comparire»

Racket per il clan Amato-Pagano, un’intercettazione svela i timori del luogotenente Boggia nei confronti del superiore Marrone: «Si nascone, fa bu bu bu, ma poi non fa un c…o»

di Luigi Nicolosi

Racket in divisa per conto del clan Amato-Pagano, sono almeno tre gli episodi estorsivi di cui si sarebbero resi protagonisti i due agenti municipali del comune di Melito. Gli affari tra il 2019 e il 2020 sarebbero andati a gonfie vele, anche grazie allo strettissimo rapporto di collaborazione con l’allora presidente dell’associazione dei commercianti Ascom, Antonio Papa, ma a un certo punto qualcosa nel rapporto tra il luogotenente Giovanni Boggia e il comandante Giovanni Marrone si sarebbe incrinato: «No l’ho avuta io la mozzarella Silvana… che vedi un altro pacco qua. Ma se tu vai da una parte quello pensa che è uno solo, se andiamo in due, quello ne vede due, e allora Gianntiell (Giovanni Marrone, ndr) non vuole comparire, non vuole, vuole u cazz ammunnat e buon… e allora la faccia ce la metti tu… Gianntiell si nasconde, fa solo bu bu bu e poi non fa un cazzo».

È questa la singolare conversazione nella quale gli inquirenti sono incappati il pomeriggio del 23 maggio 2019, nel pieno dell’indagine che ieri mattina, con l’esecuzione di ben trentuno arresti, ha inflitto un nuovo duro colpo al clan degli Scissionisti. I due pubblici ufficiali, che adesso si trovano entrambi detenuti in carcere, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, devono rispondere di tre estorsioni aggravate dalla finalità mafiosa. L’ex comandante Marrone e il luogotenente Boggia avrebbero infatti intimorito le vittime designate paventando irregolarità inesistenti, che poi non venivano infatti messe a verbale, a fronte delle quali avrebbero però potuto mettersi a posto dopo aver incontrato il presidente Ascom Papa: a quel punto scattava il versamento della tangente, frazionata in tre quote annuali.

A finire nel mirino della cosca era stato, tra gli altri, anche il costruttore edile Luigi Menditto, all’epoca impegnato nel cantiere di costruzione di un supermercato in via Colonne, angolo via Ciliegi. La vicenda salta fuori grazie a una fitta attività di intercettazione telefonica il 7 maggio 2019, quando Marrone chiede notizie a Boggia su un cantiere fuori le Colonne e Boggia risponde al superiore: «Sono venuti e io non c’ero e ho lasciato l’imbasciata. Ho detto prenditi il numero di telefono». Più tardi ecco dunque che Boggia contatta l’ingegnere Menditto in ufficio: «Buongiorno ingegnere, sono il luogotenente Boggia, purtroppo è nato un inconveniente e io non avevo il recapito per avvisarvi… allora ci sentiamo dopodomani, va bene…». Una settimana più tardi l’incontro sarebbe effettivamente avvenuto e, almeno secondo la ricostruzione accusatoria, la tangente “della tranquillità”, pur non quantificata, sarebbe stata effettivamente consegnata. Nel frattempo tra i due vigili urbani sarebbero però subentrate delle fibrillazioni.

L’agente Boggia sembrava infatti vedere di cattivo occhio la scarsa propensione del suo superiore a esporsi nei confronti delle vittime, come a voler limitare i rischi in caso di accertamenti investigativi sul loro conto: «No l’ho avuta io la mozzarella Silvana… che vedi un altro pacco qua. Ma se tu vai da una parte quello pensa che è uno solo, se andiamo in due, quello ne vede due, e allora Gianntiell (Giovanni Marrone, ndr) non vuole comparire, non vuole, vuole u cazz ammunnat e buon… e allora la faccia ce la metti tu… Gianntiell si nasconde, fa solo bu bu bu e poi non fa un cazzo», è stato lo sfogo di Boggia con la compagna Silvana. Un accorgimento, quello dell’ex comandante Marrone, che in ogni caso non è bastato a evitargli le manette. 

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