Fa discutere a Massalubrense il caso di Lorenzo Balduccelli, cugino ed omonimo del sindaco

di Fabrizio Geremicca

È un vigile urbano e dunque ha tra i suoi compiti la repressione degli abusi edilizi, ma è anche il destinatario di una ordinanza di demolizione per abusivismo edilizio da parte del Comune nel quale lavora. Fa discutere a Massalubrense il caso di Lorenzo Balduccelli, cugino ed omonimo del sindaco, protagonista di una vicenda iniziata ormai sette anni fa e che il 16 giugno sarà esaminata dal Tar Campania, il quale si pronuncerà sul ricorso di Balduccelli contro l’ordinanza di demolizione recapitatagli nel 2014.

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All’epoca il Comune contestò al suo vigile l’esecuzione di opere edilizie in assenza di qualsiasi titolo, nonché del necessario permesso a costruire. Il corpo di fabbrica al centro del contenzioso nella ordinanza di demolizione si trova nella baia di San Montano ed è descritto in questi termini: «Un unico alloggio ad uso residenziale, che si compone di vari ambienti ultimati, esternamente ed internamente nelle finiture…arredato ed in uso con annesse terrazze laterali..avente una superficie coperta di metri quadrati 68 ed una volumetria di circa 185 metri cubi».

Il sopralluogo del Comune era scaturito dalla denuncia di una signora che abitava in quella zona ed aveva sostenuto che fino al 1999 non c’era traccia dell’immobile in questione. Lo stesso, sottolineava la signora, era visibile in una fotografia del 2006.

Balduccelli – si diceva – ha presentato ricorso al Tar, che tra pochi giorni esaminerà il caso e che tempo addietro ha nominato un perito, incaricandolo di stabilire a quando risalga l’immobile. Questione centrale, perché l’agente di polizia municipale ha eccepito che il manufatto sarebbe antecedente alla legge Ponte del 1967 e, di conseguenza, perfettamente legittimo.

Il verificatore nominato dal Tar, l’ingegnere Alfonso Donadio, ha depositato la sua relazione nella quale scrive: «L’immobile è sicuramente successivo al 1967, atteso che l’aerofotografia esibitami in originale nel corso dell’accesso, con data certa di volo 1974, fa emergere senza ombra di dubbio l’inesistenza del fabbricato in oggetto sui luoghi dove adesso insiste».

A sostegno di queste considerazioni fa riferimento anche ad una foto esibita dagli eredi della signora che denunciò l’abuso edilizio e datata da questi ultimi agli anni Novanta e che in ogni caso, sottolinea il tecnico, «è sicuramente successiva al 1967».

In essa non c’è traccia alcuna del corpo di fabbrica in questione. Un’altra cartolina datata 1972 – argomenta il tecnico – non mostra l’immobile oggetto di ordinanza di demolizione. Conclude: «Per una eventuale datazione della costruzione deve ritenersi che la stessa sia stata eseguita nei primi anni Duemila, ovvero da Della Rosa Maria a Persico Maria (la prima è la moglie, la seconda la madre del vigile n.d.r.) e che, pertanto, la pratica di manutenzione ordinaria presentata al Comune andava a sottendere la realizzazione del manufatto». Tesi contrastata dal tecnico del vigile urbano.

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