Foto di ex fidanzate e di giovani ragazze messe alla gogna da gruppi segreti (ma non troppo)

di Letizia Laezza

Di femminicidio se ne parla abbondantemente e ovunque, in quanto, purtroppo, è uno degli orrori che affligge la società da prima che si costituisse. Ciò di cui invece in molti non hanno concezione è un morbo più silenzioso e altrettanto letale che si infiltra nella vita di vittime inconsapevoli che potrebbero, loro malgrado, rimanerlo per sempre.

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Si chiama stupro virtuale e dilaga sul web già da qualche anno: sebbene il termine “virtuale” sembra un’attenuante, è lo stupro in sé che nell’immediato riporta alla mente un senso di aggressione; ma andiamo con ordine.

Il fenomeno trova il suo habitat naturale in alcuni gruppi segreti-inizialmente fb- pare non di origini italiane, che però si sono espansi velocemente in ogni parte del mondo.

 La caratteristica stessa della sua segretezza ha reso molto difficile identificare i carnefici, ancora di più quando i gruppi si sono spostati su telegram , portale social famoso per consentire un effettivo anonimato ai suoi utenti, difficile da smascherare. Purtroppo però, il riserbo che questi “soci” conservano per sé, è direttamente proporzionale a quello che negano alle proprie vittime.

infatti in principio i gruppi in questione erano connotati dallo scopo della   sex revenge: rendere pubblici scatti e video privati delle ex fidanzate, con tanto di viso ben riconoscibile, indirizzi social e all’occorrenza anche riferimenti concreti come indirizzo e numero di telefono, allo scopo appunto di vendicarsi di qualcosa, il che si palesa nell’incitamento nei confronti degli altri “soci” a “stuprare” la vittima in questione.

Qui entra in ballo l’accezione di “stupro”. Intesa come violenza carnale- la quale non va esclusa considerate tutte le specifiche fornite sulle vittime- si parte da quella virtuale, che si concretizza in atti di masturbazione dimostrata su supporti cartacei e multimediali, contornata da esposizioni di volgarità crudele.

A leggere queste chat sembra che i loro componenti abbiano generato uno spazio proprio dove sono completamente liberi da ogni limitazione e tabù, dove possono dare sfogo ad una smania di violenza che pare loro essere una naturale costituente dell’uomo. Laddove alcune vittime indignate si sono infiltrate nel gruppo in incognito e non si sono riuscite a trattenere dall’uscire allo scoperto, hanno attirato su di sè una serie di accuse dalla parvenza di spiegazioni: pare che questa sorta di realtà sia vissuta come un luogo dove dare spazio ai propri più reconditi fetishes, che a detta dei “soci”è del tutto normale avere. L’aspetto più preoccupante è questo: misoginia , violenze fisiche e psicologiche, appaiono naturali perversioni sessuali agli occhi di anonimi cittadini  e padri di famiglia con vasto raggio di azione.

Di film e serie dove si è immaginato  di creare realtà virtuali in cui gli individui potessero sfogare i propri impulsi più violenti (omicidi, violenze, torture) per poi tornare alla vita normale come liberati da quei fantasmi e pronti ad immettersi nella società con la mente più sgombera dalla foga di commettere crimini ce ne sono molti, ma sono per l’appunto film, supposizioni gestibili di realtà  sconosciute. Non esiste alcuna certezza che tali fenomeni non aizzino istinti violenti ad un certo punto non più contenibili nello spazio virtuale. Istinti che non possono, per di più, nascondersi dietro la giustificazione del semplice fetish. Parliamo di violenze che non dovrebbero neanche essere concepite, come la degenerazione nella pedopornografia.

Inoltre, le vittime non sono degli avatar ma delle persone in carne ed ossa che si trovano perseguitate su ogni social, che si ritrovano la propria vita personale stravolta quando un proprio video concepito per nascere e morire nell’intimità della coppia viene messo alla berlina o ancora, quando magari l’oggetto della gogna non è mai esistito, ma è stato montato su photoshop utilizzando una semplice foto pubblicata su instagram. A questo punto ogni donna che ha un profilo social potrebbe passare per questa trafila.

Questa comunità possiede una sorta di libro sacro: lo chiama “bibbia” ed è stato aggiornato in diverse versioni da quando è nato, senza però mai disperdersi nelle varie peripezie dei gruppi, anzi, arricchendosi sempre maggiormente di materiale pornografico e pedopornografico. La “bibbia” è un megafile dropbox neanche troppo difficile da reperire che infrange un bel po’ di leggi delle quali i colpevoli sembrano inconsapevoli o disinteressati.

Difatti  gli iscritti sembrano più che certi che la piattaforma sulla quale proliferano sia davvero inespugnabile alle autorità e così la loro identità del tutto al sicuro.

Ma ciò che assume le tinte più fosche del reato a scapito di minori sono gli scatti di ragazzine, articoli più prelibati: la mercificazione può essere anche monetaria ma per la maggiore funziona tramite baratto, come con le figurine. Ovviamente le figurine più esclusive sono le più introvabili: immagini pubbliche o manomissioni social hanno scarso valore.

Il punto è che in uno spazio dove tutto è concesso tutto diventa normale: per i membri è come spogliarsi dalla maschera delle remore che sono obbligati a portare nella vita vera; come se non abusare dei figli sia un tabù imposto dalla società del quale ci si puo tranquillamente liberare in una chat priva di futili ipocrisie. L’aspetto più spaventoso è questo: la possibilità di aggregazione, espressione e quindi azione di persone convinte di non fare nulla di innaturale, di avere il pieno diritto di sfogarsi, di lasciarsi andare, e quindi anche di chiedere consigli su come convincere una figlia di 10 anni ad andare a letto con il padre senza che pianga. È sconcertante la naturalezza del loro confrontarsi su tali questioni.

Infatti  sebbene questi gruppi condividano comunque una specie di codice morale, che ad esempio banna la più acuta pedofilia, non è difficile eluderlo tramite le chat private. I membri sono ben consapevoli dell’illecito che la società gli imputa, tant’è che sono preparati all’evenienza di dovere chiudere il gruppo, ma ne hanno già un altro pronto in cui sanno di potersi rincontrare. Sono cifre sostanziose quelle degli iscritti che un gruppo può raggiungere in tempi celeri: dai 50.000 ai 200.000 membri che circolano in piena libertà di fare danni irreversibili.  Nasce come stupro virtuale, ma pare che lo scatto per entrare nella vita reale di vittime che non hanno strumenti per difendersi sia davvero breve.