lunedì, Gennaio 30, 2023
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False fatture per i lavori di via Marina, 7 arresti

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Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e i finanzieri di Portici hanno eseguito 7 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e un sequestro preventivo di oltre 400 mila euro nell’ambito di una inchiesta della Procura di Napoli riguardante una frode sui finanziamenti comunitari e le modalità di concessione di alcune tranche di un appalto per la realizzazione delle opere di riqualificazione dell’Asse Costiero di Napoli. Gli inquirenti hanno fatto luce su un presunto sistema fraudolento finalizzato a ottenere indebiti finanziamenti comunitari e nazionali per la realizzazione di opere per le quali il Comune di Napoli ha concesso oltre 20 milioni di euro.

 

I sette destinatari delle misure cautelari sono Pasquale Ferrara, Mariano Ferrara, Umberto Iannello, Vincenzo Iannello, Vincenzo Boccanfuso, Gaetano Milano e Achille Prospero. La presunta frode fiscale, secondo i sostituti procuratori Valter Brunetti e Mariasofia Cozza, sarebbe stata realizzata con false fatturazioni che hanno visto interessate le società destinatarie dei fondi e quelle che hanno contribuito alla realizzazione del tratto stradale con annesse opere accessorie (pista ciclabile, marciapiedi, illuminazione, verde ecc.), allo stato attuale ancora incompiute.

Gli investigatori hanno individuato un procedimento contabile, definito “di ribaltamento“: in sostanza alcune società fornitrici esterne al consorzio emettevano fatture inesistenti per la vendita, mai avvenuta, di materiale edile alle imprese consorziate le quali, a loro volta, fatturavano, attraverso il consorzio, all’ente appaltante, il Comune di Napoli, che poi liquidava la società capogruppo CESVED (Consorzio Europeo per lo Sviluppo dell’Edilizia S.r.l.).

Le ipotesi sull’utilizzo dei fondi

Gli investigatori della Guardia di Finanza di Napoli e gli inquirenti della Procura della Repubblica stanno ora cercando di verificare se e come siano stati utilizzati i questi fondi neri incamerati attraverso la liquidazione delle false fatture. Tra le ipotesi al vaglio figura anche quella dell’uso per fini personali e per la corruzione. La Guardia di Finanza ha acquisito nella sede del Comune di Napoli la documentazione relativa all’appalto in questione. Tra i reati contestati agli indagati – imprenditori e faccendieri – figura anche la bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento di una delle società. Del consorzio fanno parte cinque società, due delle quali finite sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti che hanno adottato, sotto il coordinamento del procuratore Giovanni Melillo e dell’aggiunto Vincenzo Piscitelli, nuove metodologie di indagine.

 

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