venerdì, Ottobre 7, 2022
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Vesuvio in fiamme, il mistero del filmato dei carabinieri

di Giancarlo Tommasone

Resta in carcere Leonardo Orsino. Questa la decisione del Tribunale del Riesame (gip Giovanni De Angelis, pm Lina Prisco del Tribunale di Torre Annunziata). Le motivazioni del provvedimento saranno rese note entro il periodo contemplato dalla legge. Si compie dunque il primo step giudiziario che ha come protagonista il 24enne corallino, che risponde di incendio boschivo sviluppatosi nei pressi di un centro abitato (art. 423 Bis, comma 3 che prevede una pena che va dai 4 ai 10 anni di reclusione). Il rogo, che secondo l’accusa sarebbe stato appiccato da Orsino, avvenne nella notte tra il 13 e il 14 luglio scorsi nei pressi dell’abitazione del 24enne.

L'arresto di Leonardo Orsino, sospettato di essere il piromane del Vesuvio
L’arresto di Leonardo Orsino, sospettato di essere il piromane del Vesuvio

Le indagini condotte dai carabinieri si sarebbero avvalse di riprese video tratte da alcune telecamere installate nella zona dell’incendio, di attività di intercettazione e di testimonianze di alcune persone che avrebbero visto Orsino aggirarsi nei pressi del luogo del rogo nella notte tra il 13 e il 14 luglio. Però, da quanto dichiara a Stylo24.it Olga Coda, il legale del giovane, “al momento non ho potuto aver accesso ad alcun video che registri la presenza del mio cliente. Non so nemmeno se questi video esistano e se verranno fuori durante le fasi successive del procedimento.

L'incendio sul Vesuvio
L’incendio sul Vesuvio

Per quanto riguarda le testimonianze, posso dire che quella notte, in quella zona, oltre ad Orsino i testimoni avrebbero visto aggirarsi anche altre persone. Del resto da giorni la zona era praticamente invasa dalla gente e di notte sarebbero stati visti uomini aggirarsi in maniera sospetta e farsi strada nella boscaglia con l’aiuto di torce a batteria”. Orsino fu arrestato lo scorso 28 luglio dai carabinieri della Compagnia di Torre del Greco, al termine di veloci indagini. Il 24enne, anche sulla scorta emotiva per i roghi che in quei giorni devastavano il vulcano, fu subito additato come “il piromane del Vesuvio” ed esposto alla gogna mediatica. Ci fu perfino chi si affrettò a scaricare le foto dal profilo Facebook del 24enne (chiuso dopo le minacce giunte al giovane) e le pubblicò insieme ad improperi, minacce ed offese di ogni genere. Qualche internauta, inoltre, rubò dal profilo foto in cui il giovane è ritratto insieme alla compagna e pensò bene di presentare gli scatti sottratti con minacce ed offese alla coppia. In calce ai post fioccarono i like e i commenti da forcaioli.

“Orsino rappresenta forse il capro espiatorio perfetto per quanto avvenuto in quei giorni. In molti casi è stato dato in pasto all’opinione pubblica ed è stato definito il piromane del Vesuvio, in barba ai più elementari principi di garanzia – afferma l’avvocato Coda – In seguito alla nomea che lo ha preceduto, una volta in carcere, il mio cliente è stato oggetto anche di scherno ed offese da parte di alcuni detenuti. Nei prossimi giorni procederemo a querelare coloro che hanno rubato e ripubblicato sui social le foto di Leonardo e della compagna dopo averli minacciati e riempiti di offese e coloro che hanno ritratto e definito il mio cliente come il piromane del Vesuvio”.

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