giovedì, Agosto 11, 2022
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Vesuvio, scoperta la vera data dell’eruzione del 79 d.C. Alberto Angela: «Ecco perché non sono sorpreso»

di aemme

Secondo recentissime scoperte, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. fu in autunno e non in estate come invece si è creduto per secoli. Cambia, dunque, l’attribuzione della data di un evento che ha segnato per sempre la storia di Napoli e, più in generale, dell’umanità (considerata l’importanza culturale delle rovine). Questa la soddisfazione espressa sui social dal paleontologo Alberto Angela:

“Carissimi, uno studio internazionale guidato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, pubblicato recentemente sulla rivista “Earth-Science Reviews”, certifica che l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei non avvenne tra il 24 e il 25 agosto, ma tra il 24 e il 25 ottobre di quell’anno.

Alberto Angela: «Non sono sorpreso da questa notizia»

Personalmente non sono stato sorpreso da questa notizia, avevo parlato del probabile errore nell’attribuzione di quel giorno estivo già diversi anni fa, suggerendo proprio questa nuova data autunnale con un libro, ed oggi, finalmente, abbiamo le prove scientifiche.

L’equivoco nasce da una trascrizione della famosa lettera di Plinio il Giovane a Tacito che descrive l’eruzione indicando anche la data. Ma l’originale non c’è più. Esistono delle sue copie fatte nei secoli dagli amanuensi. E anche copie delle copie. È ovvio che con il tempo si sono sovrapposti degli errori casuali nel testo, a volte anche sulla data. Gli studiosi si sono quindi affidati alla copia più antica disponibile, confidando che avesse meno errori. Indicava la data del 24-25 agosto come quella dell’eruzione. Per generazioni e secoli la si è data per buona e intere scuole di studiosi l’hanno presa a riferimento. Ma evidentemente era essa stessa già frutto di un errore degli amanuensi rispetto alla data indicata originariamente da Plinio il Giovane.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. avvenne in autunno e non in estate

In 20 anni di riprese sul sito, ho scambiato informazioni e ho analizzato dati di più ricercatori e studi, facendomi un’idea precisa di quello che era successo che mi aveva portato, da subito, ad avere dei dubbi sulla data del 24-25 agosto. Dubbi che avreste avuto anche voi.

Mi era apparsa anomala la data di un’eruzione in piena estate, il 24 agosto, che non coincideva con alcune evidenze come il ritrovamento di noci, datteri, fichi secchi, sorbe, pigne autunnali, melagrane messe a seccare e, soprattutto, la presenza, nella notte dell’eruzione, di bracieri negli angoli delle case e di vestiti pesanti, invernali, difficili da immaginare come abiti quotidiani indossati dagli abitanti del golfo di Napoli in piena estate.

Così Alberto Angela sulla sua pagina Facebook

Ma la cosa che mi aveva acceso di più la curiosità era stata che il processo di lavorazione del vino era già ultimato e le “botti” (dolia) erano già chiuse. Di solito ancora oggi intercorre circa un mese tra il riempimento delle botti e la loro chiusura. E, oggi come allora, la vendemmia inizia non prima della metà di settembre. Se aggiungete un mese ci troviamo nella seconda metà di ottobre. Naturalmente si tratta puramente di una indicazione perché i tempi della lavorazione dipendono dal clima dell’anno, da dove vi trovate geograficamente e anche dal tipo di vino. Ma si tratta di una buona approssimazione, che aggiunta agli altri indizi “naturalistici” scritti poco sopra, diventa un corpo di evidenze molto convincenti.

A queste si è aggiunta la “prova regina” emersa di recente dagli scavi. Un’iscrizione in carboncino lasciata pochi giorni prima dell’eruzione da un operaio sul muro di una casa di Pompei. E parla del 17 ottobre. Recita “il sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, si abbandonava al cibo in modo smodato”: È la prova che l’eruzione avvenne certamente in autunno, poco dopo il 17 ottobre. Ed è una curiosa coincidenza per me aver ricevuto la cittadinanza onoraria di Pompei proprio il 17 ottobre…”

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