Nicola Cosentino

“Belforte mi disse: Caterino mi voleva inguaiare, così come fece con Cosentino”, questo nella sostanza il senso delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Vincenzo D’Ambrosio ai magistrati della Dda che indagano sulle organizzazioni criminali del Casertano. Ai pm, D’Ambrosio, come riporta il sito Casertanews.it dice di aver saputo dall’ex boss di Marcianise (Salvatore Belforte, ndr) che un altro pentito, Salvatore Caterino “fosse la causa di tutti i suoi mali”. Nello specifico Belforte – riporta de relato D’Ambrosio – gli avrebbe confidato che Caterino non si faceva scrupolo nel dire bugie pur di ottenere benefici dal punto di vista della detenzione.

Salvatore Belforte

Il riferimento è alle dichiarazioni dell’ex affiliato ai Casalesi (Caterino, appunto) riguardo all’ex sottosegretario all’Economia Nicola Costentino, tornato in libertà all’inizio dello scorso febbraio. Caterino è considerato il maggiore accusatore di Cosentino, ma stando a quanto raccontato da Belforte a D’Ambrosio, avrebbe reso dichiarazioni false nei confronti dell’ex coordinatore campano del Pdl. Si trattava – secondo Belforte – di cose note a tutti e che Caterino si era limitato “a leggere e a ribadire pur di ottenere gli arresti domiciliari”.
Tutto ciò non fa altro che gettare un’ombra ancora più lunga su quella che è stata definita una lotta tra pentiti e sull’affidabilità delle loro dichiarazioni. Partendo proprio da Salvatore Belforte, di cui D’Ambrosio riporta le confidenze.

Salvatore Caterino

L’ex boss di Marcianise, infatti, è stato letteralmente scaricato dalla Dda, a settembre del 2017, perché secondo i magistrati ha mentito rispetto alla morte di Angela Gentile. La donna, presunta vittima di lupara bianca, era l’amante di Domenico Belforte, fratello di Salvatore e sparì nel nulla nel 1993. L’ex boss di Marcianise, secondo i magistrati avrebbe mentito proprio per proteggere il congiunto. La protezione a Belforte fu revocata dopo due anni di collaborazione.

La sede della Procura di Napoli (Stylo24)
La sede della Procura di Napoli (Stylo24)

Per non parlare poi di Gaetano Vassallo, altro grande accusatore di Nicola Cosentino. C’è la storia  de L’Espresso; sul settimanale vennero pubblicati i verbali del pentito dei rifiuti (Vassallo, appunto), un anno e mezzo prima che il giudice per le indagini preliminari Raffaele Piccirillo firmasse la richiesta di arresto per l’ex sottosegretario all’Economia. E c’è la storia che riguarda Vassallo che si sarebbe presentato in Procura a Napoli, per rendere dichiarazioni, proprio con una copia de L’Espresso, stretta tra le mani. Nel settimanale c’era appunto il resoconto delle sue accuse nei confronti di Nicola Cosentino. La ‘fuga di notizie’ risaliva al 2008.