Il boss Walter Mallo
Il boss Walter Mallo

Walter Mallo intercettato poche ore dopo aver subìto l’agguato: questi (i Lo Russo) hanno le sentinelle sul ponte di Bellaria

Dopo l’agguato subìto nella notte del 26 aprile 2016, il giovane boss Walter Mallo (ferito al braccio), si fa medicare in ospedale (al San Giovanni Bosco), poi si ritrova con due sodali in un appartamento, sempre nell’area nord di Napoli. La casa è monitorata dalle forze dell’ordine anche attraverso un sistema di intercettazione. La mattina seguente, intorno alle 10, i tre ricevono la visita di tale Tonino (non meglio identificato). «Quest’ultimo – è riportato agli atti di una inchiesta contro il clan Lo Russo, che aveva organizzato il raid contro Mallo – chiedeva dell’autovettura che aveva prestato al gruppo, il giorno precedente, e del perché non gli fosse stata riconsegnata la sera prima». A quel punto Mallo, accorgendosi che «Tonino non fosse al corrente di quanto era accaduto», cominciò a raccontargli dell’agguato portato a termine nei propri confronti.

Il retroscena / «Se riuscivo ad anticiparli,
li azzeccavo tutti quanti a terra col fucile»

«Passai per Miano, mi hanno sparato addosso… mi colpirono, al braccio (…) (stavo) dentro alla macchina tua… adesso la tiene Paolo a Giugliano, sta facendo mettere il vetro perché (i colpi) sfondarono il vetro». Mallo racconta a Tonino: «Passai presto, che tengo questo amico nel rione, mi chiavarono tre colpi, nella macchina (…) stavamo nel rione, due secondi… bum, bum, bum. Non capimmo niente. I bastardi sulle Palazzine di Mussolini». Mallo intende indicare il Rione San Tommaso, nei pressi del Bar Mexico di Via Miano (roccaforte dei Lo Russo). Il proprietario dell’auto chiede al giovane boss: «Da sopra chiavarono le botte?». Vale a dire se i colpi fossero stati esplosi dall’alto. E Mallo spiega: «Da sopra ai muri… il muro delle Palazzine di Mussolini… di faccia al Bar Mexico. Hai capito? Noi stavamo camminando normale, dai… dal Bellaria, ad andare nel rione (San Tommaso)». L’obiettivo del raid armato, a questo punto, ipotizza pure che quelli del clan Lo Russo avessero una vedetta appostata sul ponte di Bellaria, per seguire i movimenti del rivale da colpire e innescare i sicari. «Questi (il gruppo di Miano, ndr) hanno un palo sopra il Bellaria, con la ricetrasmittente in mano», dice intercettato Mallo, mentre parla con il proprietario dell’auto.

ad