La storia.

di Anna Pavarese

Le leggende napoletane, grazie all’unicità e alla misteriosità che le contraddistinguono, si prestano spesso a diverse reinterpretazioni. È il caso della “Vecchia ‘e Mattavona”, la strega del Vesuvio. La storia ha origini antichissime ed è stata tramandata oralmente fino ai giorni nostri. La leggenda narra di una singolare vicenda verificatasi in seguito all’eruzione del 1858, tanto violenta da riempire, con l’enorme quantità di lava rilasciata, il cosiddetto “Fosso Grande”, un gigantesco burrone.

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In seguito alla fuoriuscita del magma, gli abitanti della zona cominciarono ad udire ogni notte urla strazianti che impedivano loro di conciliare un sonno tranquillo. Terrorizzati dal continuo e sinistro grido lancinante, alcuni contadini, armati di coraggio, decisero di perlustrare la zona al fine di scoprire l’origine da cui provenivano quei rumori spaventosi. Al mattino seguente, gli abitanti, delusi dal fallimento della loro escursione, avendo cercato invano la causa dei violenti strepiti, decisero di rivolgersi ad una fattucchiera che dimorava tra le pendici del Vesuvio, la “vecchia ‘e Mattavona”. Ella accorse in aiuto della popolazione e, recatasi sul luogo, cominciò a recitare diverse formule magiche, incomprensibili ai presenti ma utili alla cessazione dell’agghiacciante lamento.

È interessante notare come l’illustratore Carl Barks, ispirandosi alla fattucchiera vesuviana, creò la strega Amelia, personaggio del famoso fumetto della Disney “Topolino”. Nell’immaginario fumettistico ella preparava pozioni utilizzando la lava del Vesuvio ma mai riuscirà ad impossessarsi della moneta “Numero Uno” di zio Paperone. A Napoli le leggende sono così originali da essere costantemente riprese.