Ferie più brevi, redditi fermi e famiglie in difficoltà archiviano il vecchio rito della villeggiatura per un mese
Le vacanze di un mese sono diventate un ricordo. Gli italiani partono per periodi più brevi, scelgono la casa di parenti e amici oppure rinunciano del tutto.
Il vecchio esodo collettivo sopravvive nelle fotografie, nei film e nelle canzoni. La vita quotidiana racconta una realtà diversa.
Dal mese al mare a pochi giorni fuori
Fabbriche ferme, città vuote, spiagge piene e famiglie riunite nella casa dei nonni appartengono a un modello ormai lontano. I tempi del lavoro sono più frammentati e molte imprese non chiudono più per settimane.
Secondo Roberta Paltrinieri, docente di Sociologia, «la modifica dei tempi del lavoro e il reddito di una famiglia media oggi permettono “esodi” non più lunghi di una settimana o dieci giorni».
Il quadro emerge anche dai dati Eurostat sulle famiglie che non possono permettersi una vacanza.
Le ferie misurano le disuguaglianze
Una quota crescente di italiani rinuncia per ragioni economiche. Il peso aumenta nelle famiglie con più figli, costrette a gestire una lunga pausa scolastica senza avere ferie, seconde case o una rete familiare disponibile.
Anche i costi di viaggio incidono. Il fenomeno è emerso con i prezzi dei rientri verso il Sud e con il rincaro dei servizi nelle principali destinazioni turistiche italiane.
L’Istat monitora consumi e bilanci familiari attraverso la rilevazione sulle spese sostenute dalle famiglie, utile per capire quanto spazio resti per viaggi e tempo libero.
Il nuovo lusso è staccare davvero
Chi parte resta fuori meno giorni. Il soggiorno si concentra in una settimana, talvolta in un fine settimana lungo. Le seconde case continuano ad aiutare molte famiglie, ma non risolvono il problema del tempo.
«Viviamo in un’epoca di tempo frammentato», spiega Paltrinieri. Il vero privilegio diventa così il «diritto alla disconnessione»: spegnere il telefono, sottrarsi al lavoro e diventare irraggiungibili almeno per qualche giorno.
La villeggiatura lunga non sembra destinata a tornare. Al suo posto avanzano pause brevi, distribuite durante l’anno e costruite intorno a bilanci sempre più stretti.

















