Il boss del clan Cesarano, Nicola Esposito

Nicola Esposito, reggente del clan Cesarano, e Annunziata Cafiero, con l’aiuto di una terza persona, avrebbero preteso dalle vittime interessi annui fino al 120%.

Usura, estorsione e lesioni personali, con l’aggravante del “metodo mafioso”. Sono i reati che vengono contestati a Nicola Esposito, detto “o’ mostr”, di 49 anni, originario di Vico Equense, ed alla moglie Annunziata Cafiero, 46 anni, di Pompei. La coppia e’ stata raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta e coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Una terza persona viene ricercata.

Il provvedimento, eseguito dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli tra Pompei e Castellammare di Stabia, rappresenta l’epilogo di una complessa indagine condotta dai finanzieri del Gruppo di Torre Annunziata e della Compagnia di Castellammare di Stabia, che ha tratto origine dall’approfondimento di alcune operazioni finanziarie anomale e che e’ stata ulteriormente sviluppata a seguito di denunce presentate da un nucleo familiare di imprenditori stabiesi operanti nel campo del turismo e della ristorazione, incapaci di far fronte alle ingenti pretese usuraie dei loro carnefici, soprattutto a seguito dell’inasprirsi della crisi economica dettata dall’emergenza sanitaria, tuttora in atto.

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In particolare, sulla base delle risultanze emerse nell’ambito delle indagini, condotte mediante intercettazioni telefoniche, ambientali, escussioni testimoniali e l’esame dei sistemi di videosorveglianza comunali e privati, le Fiamme Gialle hanno ricostruito un circostanziato quadro indiziario a dimostrazione dell’illecita attivita’ usuraia posta in essere sin dal 2011 da Nicola Esposito, leader pro tempore indiscusso del “clan Cesarano” e attualmente recluso al 41 bis, che avrebbe prestato all’imprenditore-denunciante circa 550 mila euro in contanti richiedendone il pagamento di interessi annui pari al 120% del capitale concesso. Dopo il suo arresto, avvenuto nel 2014, la riscossione delle rate mensili sarebbe stata effettuata e garantita dalla moglie, Annunziata Cafiero, che si sarebbe avvalsa anche della collaborazione di un familiare, attualmente irreperibile.

In particolare, gli indagati avrebbero costretto le vittime al pagamento mensile degli interessi (5.500 euro) fino a quando queste ultime non fossero state in grado di restituire in un’unica tranche anche l’intero ammontare del prestito elargito (cosiddetta “usura conto capitale”) con il rischio, quindi, di non porre mai fine al soffocante rapporto di soggezione con i propri aguzzini e l’incombente pericolo, in alternativa, di cedere agli aguzzini la direzione e la gestione aziendale delle attivita’ imprenditoriali.