mercoledì, Novembre 30, 2022
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«Ecco l’uomo che faceva incontrare Paolo e Cosimo Di Lauro»

Le rivelazioni del neo collaboratore di giustizia, una vita trascorsa da alter ego di Marco Di Lauro.

di Luigi Nicolosi.

Per gestire la latitanza dei due superboss serviva una persona di massima e comprovata fiducia. Un affiliato, almeno all’apparenza, ai margini del core business del clan, ma al tempo stesso in grado di muoversi tra le strade di Secondigliano con destrezza chirurgica. Un incarico delicatissimo, che la cosca di cupa dell’Arco non ebbe esitazione ad affidare a Pietro Barbato, alias “’a loffa”, per anni indiscusso ras del contrabbando di sigarette nel feudo del clan Di Lauro: «Era lui che si occupava di accompagnare Cosimo dal padre durante la latitanza». Parola di Salvatore Tamburrino, il pentito che, interrogatorio dopo interrogatorio, sta letteralmente smantellando l’impero camorristico di “Ciruzzo ’o milionario”.

Il neo collaboratore di giustizia, una vita trascorsa da alter ego dell’ex primula rossa Marco Di Lauro e passato pochi mesi fa dalla parte dello Stato dopo l’assassinio della moglie Norina Matuozzo, è un fiume in piena. Già sottoposto a una raffica di interrogatori, Tamburrino ha ricostruito per filo e per segno la rete di fiancheggiatori che dalla prima faida di Scampia in avanti avrebbe agevolato l’operatività del clan Di Lauro. Sotto la lente di ingrandimento della Procura distrettuale antimafia di Napoli, proprio sulla scorta delle rivelazioni fornite da Tamburrino, sono così finiti 149 nomi: killer, capipiazza, pusher e semplici conniventi. Nessuno escluso.

Dalla trascrizione dell’interrogatorio al quale Salvatore Tamburrino è stato sottoposto il 21 novembre scorso emerge, tra i tanti, un nome in particolare. È quello di Pietro Barbato, 68enne vecchissima conoscenza delle forze dell’ordine: non a caso salì alla ribalta della cronaca nera napoletana già nel pieno della prima faida, quando venne arrestato insieme ad altre 51 persone. Nel descriverne il ruolo all’interno della cosca secondiglianese Tamburrino non mostra alcun tentennamento: «Pietro Barbato, detto “’a loffa”, è uno storico contrabbandiere di sigarette, affiliato al clan, era in società con Vincenzo Di Lauro. Era lui a occuparsi di condurre Cosimo Di Lauro dal padre latitante dal 2002 al 2005, gestendo di fatto la latitanza di costui».

All’interno di quel passaggio l’ormai ex braccio destro di Marco Di Lauro fornisce poi un secondo retroscena giornalisticamente inedito: «Era Pietro Barbato a gestire la cassa delle sigaretta, aveva anche fatto sparire del denaro. Nonostante ciò non è mai uscito dal clan». Un fiume di denaro, quello generato dal traffico di “bionde” di contrabbando, di cui il fedelissimo dilauriano potrebbe a questo punto essere presto chiamato a rispondere in un’aula di tribunale.

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