Don Aniello Manganiello

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di
Giancarlo Tommasone

E’ un prete di frontiera don Aniello Manganiello, in prima linea da sempre contro l’illegalità, che dalle nostre parti si chiama pure camorra. Sa bene come i clan, alla ricerca quotidiana di braccia, facciano leva soprattutto sulla mancanza di alternative e di lavoro, e i giovani restano quelli più facili da avvicinare e da portare dalla loro parte.

Anche per questo, in una terra che versa in una perenne crisi sul versante dell’occupazione, don Aniello ritiene «ingiusto che oltre 5.000 persone siano chiamate a prestare gratuitamente la loro opera»

Si riferisce ai 5.600 volontari, di cui sono alla ricerca gli organizzatori delle Universiadi 2019, i giochi studenteschi che si terranno a Napoli e in altri centri della Campania, dal 3 al 14 luglio prossimi. «Una cosa del genere è veramente sconcertante e rappresenta un’offesa per migliaia di giovani, chiamati a lavorare senza un minimo di gratificazione economica, visto che per l’organizzazione dei giochi sono stati investiti oltre 200 milioni di euro», dichiara il religioso, a Stylo24.
Tra l’altro, «ritengo che la Campania e Napoli prima di misurarsi con una manifestazione come quella delle Universiadi, dovrebbero affrontare questioni più urgenti ed importanti per il territorio, per gli abitanti, per l’occupazione e per la stessa offerta sportiva», continua don Aniello.

Le condizioni del campo di Scampia,
intitolato ad Antonio Landieri,
vittima innocente della camorra

La struttura inaugurata in pompa magna a novembre del 2017, dopo poco più di un anno versa in condizioni «che definire pietose è poco. Per il fitto del campo paghiamo 1.400 euro al mese e siamo costretti a giocare a porte chiuse perché gli spalti sono indisponibili. Attualmente funzionano soltanto 5 dei 24 fari per l’illuminazione dell’impianto, quindi le 5 squadre del nostro oratorio che sono impegnate sul terreno di gioco di Scampia, si vedono costrette ad allenarsi e a disputare le partite solo di mattina o di pomeriggio», racconta ancora don Aniello.

«Oltre a ciò – afferma il parroco – bisogna considerare che il calcio, in un quartiere difficile come il nostro, resta l’unica alternativa per i ragazzi e i giovani calciatori non possono contare nemmeno sull’incitamento dei familiari, che sono costretti a guardare le partire assiepati davanti ai cancelli dello stadio; per non parlare del fatto che non ci si può permettere nemmeno due addetti che si occupino del flusso degli spettatori».

Don Aniello: gli amministratori
dimostrano di non avere
il benché minimo contatto col territorio

«Tornando alla questione dei volontari per le Universiadi, lo ribadisco, ritengo ingiusto che la Regione si faccia pubblicità e voglia fare bella figura, impiegando gratis l’opera di migliaia di giovani. E’ evidente che sia gli amministratori regionali che quelli comunali, e mi riferisco in particolare, a Napoli, non dimostrano il benché minimo contatto col territorio, né attenzione alle sue problematiche», conclude don Aniello.

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