Si attesta sulle 5.000 unità il numero dei volontari che daranno il loro contributo nel corso delle Universiadi di Napoli 2019, giochi studenteschi che sono partiti ufficialmente nella giornata di ieri e che si concluderanno il 14 luglio. Il commissario straordinario Gianluca Basile, nel corso di dichiarazioni rese alla stampa, a metà marzo scorso, parlò di un rimborso spese da destinare ai giovani «collaboratori» (i volontari, appunto), che affiancheranno l’organizzazione durante lo svolgimento dell’evento sportivo. «E’ previsto un rimborso spese di circa 20 euro al giorno. Stiamo facendo un discorso complessivo anche con la Protezione civile, va fatto un piano di rimborso spese uniforme per tutti i volontari». I 20 euro, sono poi passati a 25. Sul sito web delle Universiadi, è possibile leggere, infatti, che cosa viene offerto ai volontari.

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E’ scritto chiaramente che oltre all’uniforme ufficiale di Napoli 2019; cibi e bevande per ogni turno di lavoro e accesso gratuito ai mezzi di trasporto pubblico per raggiungere il luogo interessato, ogni volontario ha diritto a 25 euro al giorno, come rimborso spese. Facendo un po’ di conti, l’organizzazione, che ha avuto a disposizione fondi per oltre 200 milioni, dovrebbe affrontare per i rimborsi, una spesa «messa a bilancio» che si attesta su un milione e 750mila euro. Il calcolo si ottiene moltiplicando i 25 euro su una media di 14 giorni (i giochi si tengono dal 3 al 14 luglio, ma i volontari sono impegnati anche nei giorni precedenti e successivi all’evento), e si arriva a 350 euro. Moltiplicando questa cifra per i 5.000 volontari avremo, dunque un milione e 750mila euro.

Sono sorti molti dubbi, però, rispetto alle eventuali modalità del versamento del famoso «stipendio» (25 euro al giorno). Abbiamo raccolto la testimonianza di una volontaria, che ha raccontato la sua esperienza e quella di un suo amico, attraverso una mail. «Ho sostenuto un colloquio e sono stata ammessa nel corpo volontari», spiega la ragazza, che sceglie l’anonimato, per ovvi motivi di opportunità. «Il mio colloquio è stato rapido e vincente; del rimborso di venticinque euro, però, non se ne è parlato, né da parte mia, né da parte dell’esaminatore». A chiedere del rimborso, invece, è un altro giovane: «Un mio amico – scrive la fonte – anche lui arrivato ai colloqui, dapprima era stato preso con successo nello staff; poi ha chiesto: “L’organizzazione copre sia le spese di trasporti sia di vitto; in cosa consisterebbe il rimborso? Che spese dovrei sostenere perché mi sia restituita quella cifra, se è tutto già compreso?”».

 

La domanda non fa una piega. Ma come si sente rispondere il giovane? «La risposta è stata: parole farfugliate, balbettii, irritazione, e infine quest’amico, da che era già stato inserito, è stato spostato come riserva in un’altra sede. “Le faremo sapere nel caso in cui qualcuno si assenti”, gli hanno spiegato», racconta ancora la volontaria. Che insospettita da quanto è stato detto al suo amico, decide di andare fino in fondo alla questione. «Ho telefonato più volte alla sede centrale, ma spesso sono stati evasivi, poi mi hanno detto che i venticinque euro erano reali, non un rimborso ma un vero e proprio “stipendio”. Alle mie domande sulla modalità di erogazione, il silenzio. “Serve un Iban?”, ho chiesto. Silenzio. Alla quarta telefonata mi è stato riferito che ci sarebbe stato un bonifico, e avrei dovuto comunicare l’Iban, che al momento però nessuno mi ha ancora chiesto».

Tutte le informazioni relative al presunto “stipendio”, la ragazza, le riceve a voce. «Non esiste traccia di “stipendio” né nelle mail ufficiali, né sui siti dell’organizzazione», racconta la fonte. Che allega anche il testo di una mail, inviatagli dall’organizzazione. «I volontari avranno 25 euro a turno come rimborso generale per tutte le eventuali spese sostenute durante l’attività di volontariato», è scritto nel messaggio inviato alla volontaria. La domanda, però, è sempre una: che tipo di spese dovranno sostenere i volontari per vedersi riconosciuto il rimborso, visto che l’organizzazione, come è specificato, pagherà loro, vitto e trasporto? Inoltre, come dovrebbero essere pagati detti «fantomatici» rimborsi? «“I rimborsi avverranno secondo le modalità che sarà nostra cura comunicarti a fine evento”, è scritto alla fine della mail che mi hanno inviato. Quindi prima devo lavorare e poi devo sperare di vedere qualche soldo. Al telefono, mi è stato pure detto che i venticinque euro sono netti e sicuri, e che non sono un rimborso. Mentre dalle fonti ufficiali, si evince che si tratti di un “rimborso per spese sostenute”», scrive ancora la ragazza.

Come andrà a finire? I volontari riceveranno, e nel caso come e quando, riceveranno il rimborso spese? Una cosa è certa: appare alquanto singolare e di difficile interpretazione un rimborso previsto, per non si sa quali spese, visto che l’organizzazione offre ai volontari già vitto, e accesso gratuito ai mezzi di trasporto pubblico per raggiungere il luogo interessato. Il luogo interessato che poi sarebbe il «posto di lavoro» per migliaia di giovani che temono di essere presi in giro, e di non essere pagati, per il servizio che offriranno.

 

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