sabato, Novembre 26, 2022
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«Un menu speciale per sorprendere la nostra clientela»

Intervista alla bar manager Anna Armellino: «13 cocktail miei che rappresentano la celebrazione della forza di donne che magari non ci sono più, i cui diritti sono stati violati»

Contro la pandemia ci si era inventati il distanziamento sociale e quello dei tavoli, i plexiglass, il contingentamento dei posti a tavola, il green-pass, i tavolini all’aperto. Ma contro il caro-bollette c’è ben poco da fare: a differenza del Coronavirus, gas ed energia elettrica stanno provocando una vera decimazione nel mondo della ristorazione. Le spese aumentano per gli esercenti: chi non ce la fa, chiude, tutti gli altri sono costretti ad aumentare i prezzi. Eppure, la gente non ha ancora smesso di uscire, di andare al ristorante, nei locali, nei bar.

«Il mondo del food&beverage sta rispondendo alla grande: dopo anni di terrorismo psicologico che abbiamo dovuto subire, ci stiamo togliendo delle enormi soddisfazioni perché abbiamo a che fare con un’utenza che sa cosa bere, che sa scegliere, e che torna volentieri a Sorrento. Questo per noi è fonte di grande piacere e commozione». Anna Armellino, bar manager di Agua, cocktail bar di Marina Grande a Sorrento, non ha dubbi: la pandemia è alle spalle, il caro energia si combatte lavorando con ancor più passione e impegno, e c’è qualcuno che riesce ad andare in controtendenza.

Un periodo difficile per tutti

Prima la pandemia, poi guerra e il caro-energia che sta condizionando molte attività: come sta rispondendo il mondo del food & beverage a queste sfide difficili?

«La gente vuole conoscere, vuole capire cosa abbiamo passato: sono tornati più in forma di prima. Martedì sera di fine settembre, pioggia e freddo: ho chiuso all’1.30, quasi ho dovuto cacciar via le persone. La gente vuole vivere il nostro bar: abbiamo uno stile fresco, pulito, un ambiente che ricorda la Grecia, che ricorda un’isola come Santorini. I turisti, quando vengono qui, vogliono sentirsi realmente in vacanza, ora che dopo tanti anni ci si può rilassare. L’irlandese, ad esempio, non vuole la solita atmosfera dei pub che ha sotto casa, ma un posto che gli dia una sensazione di freschezza. Questo è il format vincente del nostro bar: oltretutto la gente da noi si sente a casa, instauriamo rapporti confidenziali con le persone che ci vengono a trovare, le mettiamo a loro agio».

Il rapporto con il turista

Quali sono le ultime tendenze in fatto di drink? La gente cosa preferisce bere?

«Il turista vuole farsi sorprendere, è totalmente innamorato di questo. E, senza peccare di arroganza, nel 99% dei casi riesco a sorprenderli. Oltre ai classici, in particolare americane e inglesi vogliono l’Espresso Martini, che non deve mai mancare. Ma io ho creato un menu speciale, il Red Shoes Signature, dedicato alle donne ed alle loro lotte, sia famose che non. Sono 13 cocktail miei, rappresentano la celebrazione della forza di donne che magari non ci sono più, i cui diritti sono stati violati. I turisti ne sono incuriositi, e gli racconto la storia: non sono più una ragazzina, e ho voluto celebrare la forza delle donne. Questo purtroppo è un ambiente in cui c’è molta discriminazione nei nostri confronti: è sessista e maschilista, soprattutto al Sud, dove la donna “serve” a fare soprattutto immagine».

«Quando ho iniziato questo lavoro, non ho mai pensato a questo: volevo condividere le mie emozioni, quello che avevo imparato. Infatti, al Sud, ci sono poche bar manager donne: quindi volevo celebrare quelle pochissime donne che continuano ad amare follemente questo lavoro. Io lavoravo in un albergo di Sorrento, ed era come avere il posto in banca. Poi, quando uno dei miei migliori amici mi ha detto che si stava aprendo un bar sul mare, non ci ho pensato due volte. Tra la fortuna di lavorare come in banca ed essere felice, mi sono voluta prendere la felicità. Vado a lavorare la mattina cantando, voglio godermi la vita».

Le ultime tendenze

In fatto di preferenze della clientela, stai notando qualche differenza rispetto agli anni precedenti, o si tende a bere sempre le stesse cose?

«La tequila è il nuovo gin, per i turisti internazionali. Lo è già da un po’ nel mondo, ma noi in Italia arriviamo sempre più tardi. Cocktail con tequila al posto del gin, o nuovi cocktail fatti con la tequila. Ho dei cocktail che si chiamano Twist, che sono rivisitazioni di cocktail internazionali: e non ho mai consumato tutta questa tequila. In passato, in una serata disco con mille persone, una bottiglia di tequila mi bastava. Ieri sera, serata normalissima, ho consumato tre bottiglie con un incasso medio di 1300 euro. Ma non dipende dalle persone, le tendenze cambiano per i grandi marchi che fanno una buona pubblicità».

Con quale tipo di clientela hai a che fare abitualmente e in questo momento?

«Da noi arriva un’utenza che esce e sa come uscire, non si tratta del turista occasionale: temevamo agosto e il turismo di massa, invece non è successo. Il nostro mood, il menu strutturato, ha fatto una selezione naturale. Noi abbiamo sempre lavorato con turisti da tutto il mondo: Usa, Inghilterra, Irlanda, Australia, e l’italiano di classe medio-alta che sa dove bere e cosa bere. La nostra clientela è formata perlopiù da persone di un certo livello: imprenditori, general manager e così via. In questo periodo di settembre arrivano moltissimi americani, ma anche tantissimi irlandesi, che sono molto più aperti ad esempio rispetto agli inglesi».

La dedica

Quali sono state le tue ultime creazioni in fatto di drink?

«Lady D: non c’è stata donna più forte, bella ed elegante, che può rappresentare il 99% delle donne. Si tratta di un cocktail delicatissimo, che ha uno splash finale di prosecco. Così come le mie Red Signs: ognuna ha una sfumatura di rosso e un fiore, e Lady D si accompagna ad una rosa, servita in una coppetta simil cocktail, ma in stile vintage».

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