giovedì, Febbraio 2, 2023
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Un’agenda e 2 cellulari: si cercano i segreti di Matteo Messina Denaro

Gli inquirenti alla ricerca di altri fiancheggiatori che potrebbero aver coperto la fuga del boss

Preso il boss Matteo Messina Denaro, le indagini continuano per smantellare la rete di fiancheggiatori che ha permesso all’uomo di sfuggire alla cattura per ben 30 anni. Lunedì mattina, insieme all’ex latitante, è finito in manette l’autista, Giovanni Luppino, un commerciante di olive incensurato. Per lui la Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e l’udienza si terrà domani, alle 9.30, presso il carcere Pagliarelli di Palermo. Ad interrogarlo sarà il giudice per le indagini preliminari Fabio Pilato. Luppino è accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e procurata inosservanza di pena.

Iscritti nel registro degli indagati anche il proprietario dell’ultima casa, a Campobello di Mazara, in cui avrebbe vissuto negli ultimi sei mesi Messina Denaro, il «vero» Andrea Bonafede, alias utilizzato dal padrino di Castelvetrano, e il medico generico in pensione Alfonso Tumbarello che ha firmato le richieste di cura per il cancro in fase avanzata che affligge Messina Denaro.

I telefoni e il covo di Campobello di Mazara

Ma gli inquirenti cercano altre persone. Sotto questo aspetto potrebbero risultare utili le indagini sui due telefoni sequestrati al boss nell’immediatezza del blitz presso la clinica «La Maddalena». Cellulari che potrebbero contenere i tanto ricercati «segreti». Si scandagliano i numeri di telefono e i messaggi in esso contenuti.

Particolarmente interessante è anche un’agendina ritrovata ieri nel covo in vicolo San Vito a Campobello di Mazara (Trapani). All’interno l’ex latitante scriveva le sue riflessioni, anche sulla figlia Lorenza che non porta il suo cognome e che non lo vuole vedere da anni. Non solo. Ci sarebbero anche delle date, di alcuni incontri. Appunti che potrebbero dare agli investiatori spunti interessanti, così come una scatola contenente tutta la sua documentazione sanitaria, con cartelle cliniche sulle visite effettuate. Le carte mediche dimostrano che il capomafia, incastrato proprio grazie all’inchiesta sulla gravi patologie di cui soffre, durante la latitanza ha incontrato diversi dottori. La ricerca va avanti ma fino a ora non sono emersi documenti o «pizzini», circostanza che fa pensare all’esistenza di altri covi.

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