Il ministro Luigi Di Maio e il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

La sconfitta su tutta la linea di Luigi Di Maio

di Giancarlo Tommasone

Non ci giriamo troppo intorno: in Umbria è stata una debacle e il progetto dell’asse M5S-Pd si è risolto con un fallimento su tutta la linea, un naufragio della già sconquassata barca giallo-rossa. A uscire con le ossa rotte, più del Pd (con il 22,4%, perso oltre un punto e mezzo rispetto alle Europee), sono i grillini, con un misero 7,41%, vale a dire una ulteriore flessione rispetto alle consultazioni per Bruxelles (raggiunsero il 14,63%). E’ la sconfitta di Luigi Di Maio, del capo politico del Movimento, che dopo la tornata del 4 marzo 2018, fa registrare solo numeri in picchiata. Ricadute sulla tenuta del Governo? Certo, e sono sensibili. Come sono sensibili in Campania, dove ci si organizza per la «corsa di primavera» verso Palazzo Santa Lucia. E dove il governatore uscente, Vincenzo De Luca, uno che sa «leggere il gioco» e soprattutto sa attendere, dal suo posto in riva al fiume, ha appena visto passare il «cadavere» del suo nemico politico (almeno su questo fronte, Di Maio, ndr). Ma la sua posizione si fa più forte anche rispetto a eventuali tatticismi avanzati da Nicola Zingaretti, e alla volontà di alcune anime del Pd, di cercare un altro candidato per le prossime elezioni regionali. De Luca, stando così le cose, appare il solo e unico, oltre che naturale papabile del Partito democratico.

M5S, Sergio Costa favorito
rispetto a Valeria Ciarambino

Tanto più, che se vi erano stati segnali di ravvedimento da parte, ad esempio, di Nicola Oddati, che in precedenza aveva aperto alla possibilità di imbastire una discussione su chi presentare alla tornata in Campania, nei giorni scorsi ha rotto gli indugi, facendo chiaramente intendere che quel posto è di Vincenzo De Luca. In tutto questo, come pensa di muoversi il Movimento 5 Stelle, dopo la deflagrazione umbra dell’apparentamento col Pd? Tutto puntato sul ministro Sergio Costa, l’unico in questo momento, che darebbe un minimo di affidamento, in termini anche di consenso, per presentarsi allo scontro col governatore uscente. Ciarambino? Pagherebbe la vicinanza (ma si può parlare di vera e propria osmosi) con Di Maio, uno che, da un anno e sette mesi, a questa parte, raccoglie solo fallimenti.