di Giancarlo Tommasone

Una premessa doverosa: i tifosi della Juventus del gruppo organizzato, True Boys, che si siedono nella Sud dell’Allianz Stadium, non sono stati coinvolti, nemmeno in maniera marginale, nell’inchiesta sfociata nell’operazione di lunedì scorso, che ha portato all’esecuzione di dodici misure di custodia cautelare (all’indirizzo di altrettanti ultras bianconeri). Il gruppo in questione è citato nell’ordinanza, solo per essersi opposto ai cori razzisti e discriminatori lanciati contro i tifosi del Napoli. «Stiamo portando avanti una battaglia da due anni e alla fine i fatti ci hanno dato ragione. Il tempo è stato galantuomo. Noi andiamo allo stadio per sostenere la nostra squadra, e abbiamo sempre preso le distanze da cori razzisti e denigratori in generale. Crediamo fermamente che slogan del genere, per di più, in un luogo dove si portano anche i bambini, non debbano esistere», dichiara a Stylo24, Alessandro De Amicis, portavoce nazionale dei True Boys.

Le intercettazioni / Arresti ultras Juve, per
i leader della Sud i tifosi sono figuranti da pagare

Il gruppo è stato fondato da Davide Bonavita, nato a Stoccarda, ma con famiglia originaria di Ottaviano, provincia partenopea, «ma non è per questo che ci opponiamo ai cori anti Napoli. Lo facciamo perché rigettiamo ogni forma di razzismo in curva. Una cosa è lo sfottò, un’altra i “lavali col fuoco”, e l’invito a usare il sapone», spiega Alessandro, che invece è di Milano. «Quello che bisogna capire è che i cori contro Napoli sono diventati un esempio, un simbolo, un mezzo, il modo per ricattare la società che se non scende a patti con determinati leader di gruppi, che agiscono per il proprio tornaconto, paga poi le conseguenze della reazione. Vale a dire multe, sanzioni e curve chiuse».

L’inchiesta / «Chiamiamo Report e li informiamo
dell’incontro con i Dominello a Napoli»

«A noi dei True Boys è capitato, nel corso di scioperi del tifo (uno dei mezzi utilizzati dagli ultras per ricattare la società, ndr), di essere avvicinati da componenti di gruppi, che hanno provato a impedirci di entrare, ma abbiamo sempre preso posto in curva per tifare per la nostra squadra. Non abbiamo mai ceduto al loro ricatto, o al loro tentativo di vietarci l’ingresso». Questo, come emerge dall’ordinanza relativa all’inchiesta, vi ha portato a uno scontro con Tradizione.

 

«Scontro esclusivamente “verbale”, risolto con qualche coro lanciato contro di noi allo stadio. Anzi, tengo a sottolineare che quella circostanza (riportata nell’ordinanza, ndr) è stata originata da una persona, tale Salvatore (D. S. originario di Casalnuovo, ndr) che da anni ha niente da spartire con i True Boys. Con quelli di Tradizione (coinvolti invece nell’inchiesta, ndr) ci sono state solo scaramucce verbali», chiarisce Alessandro.

L’approfondimento / Arresti ultras Juve, scontro
tra Tradizione e True Boys per i cori anti Napoli

«Ribadisco, lo dico da uomo di 51 anni, noi allo stadio andiamo per sostenere la nostra squadra e basta. E poi tengo a precisare, e questa è una mia convinzione: la curva Sud non è razzista; l’inchiesta ha coinvolto i capi di alcuni gruppi, non tutti i ragazzi di quei gruppi, tanto meno l’intera curva», dichiara l’ultras.

Che poi dice: «Io non ho alcun tipo di problema con Napoli e i napoletani, anzi vedrei tranquillamente un match tra Juve e Napoli, seduto in curva accanto a un tifoso azzurro. E dopo, magari, potremmo andare anche a prendere una birra insieme». «Dirò di più: a Napoli verrò molto presto, perché abbiamo intenzione di aprire lì una sede dei True Boys». Parole di un ultras che afferma di rigettare ogni forma di discriminazione, e di slogan razzista e denigratorio all’indirizzo di chiunque, e naturalmente anche di Napoli e dei napoletani.

Il tifoso bianconero di Napoli a Stylo24:
non mi danno fastidio i cori contro la mia città
e contro i partenopei, anzi, li intono anche io

Ma che tipo di reazione può avere, invece, un tifoso bianconero, di origini napoletane, nato, cresciuto e vissuto a Napoli, quando si reca all’Allianz Stadium e sente ogni volta cori contro i suoi conterranei e la sua città? «Non mi provocano alcuna reazione, non mi danno fastidio. Anzi, li intono anche io», dichiara alla nostra testata, un personaggio di lunga militanza nelle file del tifo organizzato bianconero, che segue la Juve sia allo Stadium che in trasferta. Naturalmente sceglie l’anonimato. Intona anche il coro «lavali col fuoco»? «No quello no, anche se alla fine, pure un coro del genere, per quanto deprecabile possa essere, ormai è svuotato del suo significato. Non credo che chi lo canti sia per forza, razzista o odi Napoli e la Campania». Forse non sarà razzista, ma comunque è assai stupido, non crede? «Sì, può anche essere considerato così, punti di vista», risponde. Una curiosità: che coro ha intonato allo Stadium contro i suoi concittadini? «Quello che invita i napoletani a usare il sapone», conclude. E’ tutto: ultras dei True Boys batte tifoso bianconero di Napoli 5 a 0.