giovedì, Giugno 30, 2022
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Ultime notizie dall’area sud di Napoli

Portici | Aperto il processo per l’omicidio di Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella

Si è aperto oggi, nell’aula 115 del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, davanti ai giudici della prima sezione della Corte di Assise, il processo con il rito immediato per il duplice omicidio di Tullio Pagliaro e Giuseppe Fusella, i due giovani di Portici (Napoli) uccisi con due colpi di pistola calibro 40 la notte tra il 28 e il 29 ottobre 2021, ad Ercolano, in provincia di Napoli. Ad essere accusato, dai sostituti procuratori di Napoli Luciano D’Angelo e Daniela Varone, dell’omicidio volontario aggravato dei due ragazzi, che l’imputato ha riferito di avere scambiato per dei ladri, è l’autotrasportatore di 53 anni Vincenzo Palumbo.

Dopo il rigetto delle eccezioni presentate dal legale di Palumbo e l’ammissione, nelle parti civili, del Comune di Portici (il sindaco Vincenzo Cuomo era presente in aula) e della Fondazione Polis, la Corte di Assise ha aperto il dibattimento. La difesa di Palumbo (l’imputato era presente in aula) ha deciso di rinunciare ai propri testimoni fatta eccezione per il medico consulente di parte e per l’elettricista che installò l’impianto di antifurto nell’abitazione dell’imputato. Palumbo, infatti, dichiarò che a svegliarlo, quella tragica notte, fu proprio l’allarme dell’antifurto di casa. Eventualità smentita dai carabinieri che hanno svolto le indagini sul duplice omicidio. Nella prossima udienza, fissata dai giudici per il 9 giugno, è previsto il prosieguo dell’escussione dei testimoni.

Vico Equense | Torre di Punta Guardia, dal Demanio al Comune

Stamane è stato sancito il passaggio della proprietà della torretta di Punta la Guardia che, dal Museo Aperto Antonio Asturi, dell’Agenzia del Demanio, è passata alla città di Vico Equense. Un bene dal grande valore paesaggistico e turistico, già interessato da un progetto di valorizzazione attraverso fondi Pnrr per un valore complessivo di 2 milioni di euro. Quello di stamani è stato un passaggio fondamentale per dare uno slancio definitivo al progetto di riqualificazione del sito.

L’iter era stato ripreso nel gennaio scorso con i contatti costanti con l’Agenzia del Demanio. Una collaborazione sugellata nel Consiglio comunale dell’8 aprile scorso, con l’approvazione all’unanimità dell’atto di trasferimento di Torre la Guardia.

«L’opera è finalizzata alla rigenerazione e riqualificazione di parchi e giardini di grande interesse culturale e turistico» ha dichiarato il sindaco Peppe Aiello «ma anche al rafforzamento dell’identità dei luoghi, del miglioramento della qualità paesaggistica, per una ricaduta positiva in termini di riduzione dell’inquinamento ambientale e tutela della biodiversità. Il sito potrà essere facilmente integrato anche nel progetto sentieristico delle 13 porte, che ha finora riscosso un grande successo in termini di partecipazione e ricaduta positiva sull’economia locale. L’impegno di questa amministrazione è quello di tutelare le risorse scientifiche, tecniche, botaniche e ambientali a disposizione della nostra città».

Pompei | Ottenuta la prima mappa del Dna di un abitante

Ottenuta la prima mappa del Dna di un abitante di Pompei, una delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Era un uomo fra 35 e 40 anni e aveva molti elementi genetici simili a quelli degli abitanti dell’Italia centrale e di altri individui vissuti in Italia ai tempi dell’Impero Romano: è il racconto scritto dalle lettere del codice della vita, portato alla luce grazie alla ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports e coordinata da Gabriele Scorrano, dell’Università danese di Copenaghen e dell’Università di Roma Tor Vergata, condotta in collaborazione con Serena Viva, dell’Università del Salento a Lecce, l’università della California a Irvine, e la brasiliana federale di Minas Gerais a Belo Horizonte.

Grazie alla disponibilità del Parco Archeologico di Pompei, i ricercatori hanno potuto analizzare i resti scheletrici di due individui rinvenuti nella Casa del Fabbro: le loro caratteristiche indicano che uno dei due era un uomo fra 35 e 40 anni, mentre l’altro era una donna di oltre 50 anni. «Il loro stato di conservazione era ottimo, non devono essere venuti a contatto con temperature troppo elevate», ha detto Scorrano. Tanto che nello scheletro dell’uomo si osservano i segni di una malattia simile alla tubercolosi.

«Il Dna era invece molto degradato, ma diamo riusciti comunque a estrarlo», ha aggiunto il ricercatore. Quello dell’uomo contiene tutti gli ementi essenziali per poter fare confronti con altri Dna di individui dell’epoca, mentre non è stato possibile ricostruire il Dna della donna. E’ una prima assoluta perché finora erano state analizzati solo frammenti del Dna mitocondriale, ossia del Dna non contenuto nel nucleo delle cellule, prelevate sia da esseri umani sia da animali di Pompei. E’ anche una dimostrazione di come sia possibile recuperare il Dna antico dai resti umani di Pompei e apre ora la possibilità a ricerche in questa stessa direzione.

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