I raid colpiscono i ponti sul Dniepr mentre l’Ucraina torna a chiedere armi all’Europa e prepara un altro inverno di guerra
Mosca invita gli stranieri ad andarsene dall’Ucraina. Quasi nello stesso momento Kiev presenta all’Europa un nuovo conto: altri 70 miliardi per continuare a combattere. I ponti sul Dniepr vengono colpiti, gli allarmi aerei scandiscono le giornate e la guerra si prepara a entrare in un’altra fase senza segnali di tregua.
I raid russi puntano ai collegamenti sul Dniepr
Gli attacchi si stanno concentrando sui ponti che uniscono le due sponde di Kiev. Dopo i raid dei giorni precedenti è stato colpito anche il Ponte Nord. Il sindaco Vitaly Klitschko ha riferito che «la carreggiata e la rete filoviaria dell’infrastruttura hanno subito danni. Il traffico fra le due rive è stato a lungo bloccato».
Mosca sostiene che quelle arterie vengano utilizzate dalle forze armate ucraine. Ogni giorno, però, circa mezzo milione di persone attraversa il fiume. Quando un ponte viene danneggiato, dunque, le conseguenze investono direttamente anche la vita della città.
Da Mosca arriva l’avvertimento agli stranieri
È dentro questa nuova ondata di attacchi che il Cremlino manda un messaggio esplicito: «Non rimanete laggiù né recatevi sul suo territorio. La responsabilità di eventuali conseguenze negative ricade interamente su coloro che ignorano tale avvertimento».
A Kiev gli allarmi aerei sono ormai continui e cresce il timore di una nuova campagna contro le infrastrutture energetiche. Stylo24 aveva già ricostruito la corsa ucraina ai Patriot in vista dell’inverno, proprio mentre le scorte per la difesa antiaerea diventano sempre più difficili da rimpiazzare.
Zelensky torna a Bruxelles con una richiesta da 70 miliardi
Sotto la pressione dei raid, Kiev prova intanto a costruire il bilancio militare dei prossimi mesi. Zelensky chiede circa 70 miliardi aggiuntivi per armi e difesa, oltre alle risorse europee già programmate.
La Commissione europea indica quasi 90 miliardi di sostegno militare mobilitato dall’Ue e dagli Stati membri. I contatti con Bruxelles proseguono per definire il fabbisogno successivo e Kiev parla apertamente di risorse ancora da coprire.
Kiev risponde colpendo dentro la Russia
La pressione, però, non corre in una sola direzione. L’Ucraina continua a mandare droni contro raffinerie e infrastrutture energetiche russe, costringendo anche alcuni aeroporti a sospendere temporaneamente le attività.
«Risponderemo agli attacchi russi», ha detto Zelensky, ribadendo che le raffinerie resteranno nel mirino. È una guerra che ormai passa anche attraverso energia e logistica, mentre i canali diplomatici continuano a mostrare segnali di stallo.
E dietro i missili ricompare il petrolio
Proprio mentre gli attacchi proseguono, russi e americani starebbero discutendo una possibile intesa energetica da legare a una futura tregua. Tra i dossier sul tavolo comparirebbero anche asset della compagnia petrolifera Lukoil.
Il negoziato resta lontano da un accordo di pace e la distanza tra diplomazia e campo di battaglia continua a essere enorme. Mosca prepara nuovi attacchi, Kiev cerca altri soldi e altre armi, mentre l’Europa deve decidere fin dove spingersi nel sostegno all’Ucraina.
















