sabato, Dicembre 3, 2022
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Ucciso perché amico dell’ex ras, indagine in frantumi: assolto il presunto killer di Sequino

Agguato mortale nella cornetteria dei Colli Aminei, scagionato Enrico La Salvia: il pm aveva chiesto l’ergastolo. L’inchiesta sull’assassinio di Antonio Bottone torna al punto di partenza

di Luigi Nicolosi

Il volto dell’uomo che nel 2016 ha assassinato Antonio Bottone in una cornetteria ai Colli Aminei potrebbe rimanere ancora per molto un mistero. L’unico imputato per l’atroce delitto, Enrico La Salvia, presunto affiliato e sicario del clan Sequino-Savarese, oggi è stato infatti assolto dall’accusa di essere l’autore dell’agguato mortale. Il verdetto del giudice del rito abbreviato spazza dunque via in un colpo solo l’inchiesta basata sulle accuse scagliate dai collaboratori di giustizia Daniele Pandolfi, ex uomo dei Vastarella e amico della vittima, e Daniele Baselice. Per la Salvia il mese scorso il pubblico ministero aveva invocato la pena dell’ergastolo.

I giochi sembravano ormai fatti e davanti a La Salvia si profilava l’ipotesi di trascorrere dietro le sbarre il resto della propria vita. Il verdetto di primo grado ha invece completamente ribaltato le certezze investigative fin qui raccolte. Determinanti in quest’ottica si sono dunque rivelate le argomentazioni portate avanti in aula dal collegio difensivo (avvocati Carla Maruzzelli, Saverio Senese e Carlo Faiello), che ha dimostrato l’estraneità del proprio assistito rispetto alla vicenda. Enrico La Salvia resta per il momento detenuto nel carcere di Cosenza per la sola accusa di associazione mafiosa (clan Sequino), ma non è da escludere da qui ai prossimi mesi si aprano scenari inediti anche su questo fronte. 

Antonio Bottone fu assassinato la sera il 6 novembre 2016. In un primo momento gli inquirenti ipotizzarono che fosse finito nel mirino del clan Sequino perché avrebbe sospettato di aver partecipato ad alcune stese nel rione Sanità. Lui e l’allora 21enne Daniele Pandolfi, ferito nello stesso agguato ai Colli Aminei, facevano coppia fissa e più volte erano incappati insieme nei controlli in strada delle forze dell’ordine. Ma secondo gli investigatori il 28enne avrebbe avuto un ruolo più operativo nell’ambito del gruppo Vastarella e così si pensò che per questo motivo fosse partito l’ordine di morte nei suoi confronti. Realizzato, su questo non ebbero dubbi i carabinieri, grazie a uno “specchiettista”: un complice che ha segnalato ai sicari la presenza del bersaglio designato nella cornetteria. La classica “filata”. Antonio Bottone, napoletano di via Nicolardi con precedenti per reati contro il patrimonio, morì durante il trasporto al Cardarelli; se l’era invece cavata Daniele Pandolfi, originario di gradini San Nicandro, colpito da un solo proiettile al gluteo sinistro. Appena ha visto entrare il killer con il volto quasi completamente coperto da un cappello di lana, ha capito ed è corso nel retrobottega chiudendosi a chiave nel bagno: una mossa fulminea che gli ha permesso di mettersi in salvo. Per Bottone, l’uomo sbagliato nel posto sbagliato, non ci fu invece alcuna possibilità di scampo.

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