sabato, Novembre 27, 2021
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«Uccisero un innocente e sfregiato una ragazza. I Di Lauro hanno commesso azioni schifose»

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Il pentito Pasquale Riccio fa luce sull’omicidio De Magistris e sulla scia di sangue che ha aperto la prima faida: «Tutto ha avuto inizio con l’incendio dell’auto di Francescone al Monterosa»

di Luigi Nicolosi

«I Di Lauro hanno commesso azioni schifose, tra queste il pestaggio di Salvatore De Magistris, morto poi in ospedale per le ferite riportate». Pasquale Riccio, ex uomo di punta della camorra del rione Monterosa e rampollo del temibile clan Abbinante, è uno dei principali accusatori del commando ritenuto responsabile del massacro avvenuto il 30 ottobre 2004 a Secondigliano, all’alba della prima faida. Nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 18 marzo 2015 Riccio ha riferito agli inquirenti della Dda quanto sapeva in merito al delitto, ma ha fornito anche altri inediti retroscena adesso al vaglio della magistratura.

Le sue rivelazioni rappresentano, insieme a quelle di Salvatore Tamburrino, uno dei pilastri del provvedimento cautelare che pochi giorni fa si è abbattuto come un’incudine sulle teste di Marco Di Lauro, del fratello Nunzio e di Antonio Mennetta “Er nino”, tutti a vario titolo accusati dell’omicidio di De Magistris, assassinato per non aver fornito ai Di Lauro informazioni circa il nascondiglio del figliastro Biagio Esposito, reo di essersi “girato” passando dalla parte del clan degli Scissionisti. Sul punto, Riccio ha affidato ai pm una circostanziata descrizione di quell’atroce stagione di sangue.

Ecco quanto messo a verbale nell’interrogatorio del 2015: «Quanto avvenne il delitto – ha ricordato il pentito – Biagio Esposito se n’era già andato nella zona di Ravenna o in Emilia Romagna e i Di Lauro iniziarono, poiché era appena avvenuto il duplice omicidio Montanino-Salierno, a fare azioni di ritorsioni contro i soggetti di cui era noto il passaggio con gli Scissionisti». Ed ecco dunque alcuni inediti retroscena: «Mi ricordo in particolare di Davide Francescone, a cui incendiarono la Yaris nel Monterosa, e una ragazza parente degli Amato-Pagano, a cui gettarono dell’acido. Specifico che a Francescone l’auto venne incendiata prima dell’omicidio Montanino-Salierno e si disse che era stato Nunzio Di Lauro».

A questo punto Pasquale Riccio entra nel merito della vicenda oggetto dell’indagine: «Salvatore De Magistris era rimasto ad abitare nel rione dei Fiori o in mezzo all’Arco. Quanto gli è successo è stata una ritorsione dei Di Lauro. Quando Vincenzo Notturno e Cesare Pagano spiegarono le azioni schifose dei Di Lauro, raccontarono che Nunzio Di Lauro e Antonio Mennetta l’avevano picchiato prima e poi gli erano passati con la motocicletta sul corpo. De Magistris morì in seguito alle ferite in ospedale». La reazione degli Scissionisti non si fece però attendere e fu altrettanto terrificante: «Come vendetta per questo episodio venne ucciso il padre di Ferdinando Emolo, il carciofaro». Una doppia vendetta trasversale che costò la vita a quelli che di fatto erano due innocenti.

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