giovedì, Maggio 26, 2022
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Uccisero l’innocente Ciro Colonna, la Procura non fa sconti: chiesta la conferma di sette ergastoli

Nonostante le confessioni, killer e mandanti del clan De Luca Bossa-Minichini rischiano la nuova stangata giudiziaria: nell’agguato al Lotto 0 di Ponticelli fu ammazzato anche il ras Cepparulo

di Luigi Nicolosi

Affondo della Procura, nonostante le confessione ribadite anche nel giudizio di secondo grado il pg chiede il massimo della pena, vale a dire il carcere a vita, per i responsabile dell’omicidio di Ciro Colonna, vittima innocente della camorra, ucciso nell’agguato costato la vita anche al ras Raffaele Cepparulo. Rischiano dunque di andare incontro a una nuova raffica di ergastoli il boss di San Giovanni a Teduccio, Ciro Rinaldi “mauè”, Michele Minichini “tiger”, Giulio Ceglie, Anna De Luca Bossa, Vincenza Maione, Cira Cepollare e Luisa De Stefano. Stralciata, poiché in quarantena, la posizione dell’altro presunto killer Antonio Rivieccio.

Con la requisitoria del pubblico ministero approda dunque alle battute conclusive il processo che si sta celebrando innanzi alla quinta sezione della Corte d’assise d’appello di Naopoli. Gli imputati Minichini, De Luca Bossa, De Stefano e Maione hanno ribadito le confessioni giù rese nel primo procedimento, il pg ha però comunuque chiesto l’ergastolo per tutti, mandanti ed esecutori materiali. La sentenza è a questo punto attesa per la fine dell’anno.

A ordinare il micidiale raid del 7 giugno del 2016 nel circolo ricreativo del Lotto 0 di Pontuicelli, stando a quanto emerso dall’inchiesta, fu il ras Rinaldi, latitante all’epoca dei fatti. Tutti, in concorso, organizzarono e resero possibile l’agguato che costò la vita al povero Ciro, colpito all’addome da un solo proiettile esploso da Antonio Rivieccio, finito alla sbarra con l’accusa di essere l’esecutore materiale insieme a Michele Minichini. Numerosi, invece, furono quelli che raggiunsero Cepparulo: alla testa e in altre parti del corpo. A decidere l’assassinio di Cepparulo “Ultimo”, esponente di primo piano del clan Genidoni del rione Sanità, furono i vertici del clan Rinaldi e del clan delle Pazzignane, con l’obiettivo di affermare il proprio predominio rispettivamente a Ponticelli, in particolare al rione De Gasperi, a San Giovanni a Teduccio e nelle zone limitrofe. Nella fasi di avvio delle indagini Ciro Colonna venne ritenuto vicino alla criminalità organizzata ma già dopo pochi giorni la verità venne a galla: era un ragazzo di appena 19 anni, con un diploma di ragioneria, lontano dalle dinamiche della camorra e con un sogno nel cassetto: trovare lavoro all’estero mettendosi alle spalle il degrado della periferia di Napoli Est. Un sogno che il giovanissimo Colonna non è però mai riuscito a realizzare. Quanto all’altra vittima, il ras Raffaele Cepparulo, le indagini accertarono che si era rifugiato a Ponticelli nella speranza di sottrarsi alla faida in quel periodo stava insanguinando i vicoli del rione Sanità. Trasferitosi a Napoli Est, “Ultimo”, ritenuto molto vicino al clan Mazzarella, finì però per creare diversi problemi anche nella zona orientale. Cepparullo sarebbe stato infatti ammazzato in quanto ritenuto dai Rinaldi-Minichini responsabile di alcune incursioni armate ai loro danni.

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