lunedì, Gennaio 24, 2022
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Tutti uniti per far valere le ragioni di Napoli

Il Governo deve dare la possibilità della ripartenza

di Giulio Di Donato

Ma cosa aspettano le forze politiche per scendere in campo e dare una mano a Napoli, che, senza un intervento straordinario sul debito e sulla struttura è destinata a fallire, perdendo la occasione d’oro del Pnrr? Abbiamo delle forze politiche o solo degli aggregati elettorali? Io sono un estimatore senza riserve del governo Draghi, ma quando il Mef risponde picche ad una richiesta di intervento da parte della terza città di Italia che trenta anni di malgoverno hanno ridotto sul lastrico con 5 miliardi di debito, personale dimezzato e nessuna struttura tecnica degna di questo nome, non si può restare impassibili.

Il governo avrà senz’altro le sue ragioni, ma ora la casa brucia nel senso che senza un intervento straordinario non sarà in condizioni di utilizzare i fondi post covid perché, lo ripetiamo, non ha né il personale né la struttura tecnica per farlo. Allora, se un provvedimento ad hoc per Napoli è impraticabile, poiché neppure le altre 14 aree metropolitane stanno bene e lo richiedono, è giusto muoversi a sostegno di tutte quelle che presentano criticità. Ma poiché questo richiede tempo e quindi inevitabilmente si scivolerà verso il 2022 inoltrato, occorre che si definisca il provvedimento nelle linee generali e che per Napoli si dia luogo ad un’anticipazione che serva ad evitare il default e a mettere in sicurezza il Comune. Certo, prima o dopo bisognerà ricostruire le responsabilità politico-amministrative di chi negli ultimi trent’anni ha ridotto la città in questo stato.

Ora però bisogna agire

Ed il Sindaco farebbe bene innanzitutto a coinvolgere tutto il Consiglio Comunale (si occupasse di questa emergenza invece di litigare sulle commissioni), deve mobilitare tutta la pattuglia di deputati e senatori eletti nell’area metropolitana (per loro si tratterebbe di mettersi finalmente alla prova come «soggetti politici» invece che di «scappati da casa»), a farsi carico sia presso i loro partiti nazionali sia in Parlamento del «caso Napoli» ed infine sollecitando i ministri, a cominciare da quello per il Mezzogiorno Mara Carfagna che in verità è sembrata la più attiva, affinché il governo la smetta sul punto di fare orecchie da mercante.

Certo Napoli deve trovare una strada di riscatto che la rimetta al centro del dibattito nazionale non più come zavorra piuttosto come risorsa, le condizioni ci sarebbero, questo dipende da noi e solo da noi. Dobbiamo però dimostrare di essere all’altezza. Qui non contano più destra o sinistra, o peggio i partiti che appaiono completamente out, ripiegati sul loro ombelico. Qui è in gioco la capacità di una grande città metropolitana di uscire dalla condizione di miseria, sottosviluppo, criminalità, di malata grave e di assistita storica, di sostanziale menefreghismo, in cui negli ultimi decenni si è accucciata. E va bene Maradona, genio e sregolatezza, ma non basta, occorre ben altro. Il Governo deve però dare la possibilità della ripartenza. Fosse pure l’ultima. Poi se ancora una volta non saremo in grado…

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