L’ex sicario della cosca di Castellammare di Stabia, Salvatore Belviso: era il nostro segno di riconoscimento

Un orologio Swatch come segno distintivo dei killer del clan D’Alessandro. A raccontare il retroscena, in uno dei primi verbali della sua collaborazione con la giustizia, risalente al 2012, è Salvatore Belviso, ex killer della cosca di Castellammare di Stabia. L’episodio viene svelato ai pm che indagano sull’omicidio del consigliere comunale del Pd, Gino Tommasino. “In una occasione, io e Vincenzo D’Alessandro siamo andati al negozio Swatch del centro commerciale le Befane di Rimini”, spiega il collaboratore di giustizia. In quell’occasione, Belviso voleva “acquistare un orologio trasparente” da regalare “ad Antonio Lucchese, che era già detenuto”. Mentre i due erano in cerca del dono, “la nostra attenzione è caduta su un particolare modello di Swatch che, dopo, abbiamo scoperto essere fluorescente”. “Abbiamo quindi deciso di acquistarne tre o quattro e di ordinarne un altro paio”. Gli orologi erano destinati, oltre allo stesso Belviso e a Enzo D’Alessandro, a “Renato Cavaliere, Catello Romano, Raffaele Polito”. E “dovevano distinguere esclusivamente quegli esponenti del clan che partecipavano agli omicidi”. Successe però che Vincenzo Polito, altro affiliato, vedendo quello Swatch sul polso di Belviso, ne chiese uno uguale in regalo. “Io gli ho risposto che non potevo darglielo”. Una risposta che non soddisfece Polito tant’è che il giovane, “approfittando di una mia distrazione”, se ne impossessò. “Ciò è accaduto lo stesso giorno del ferimento di Antonio Scotognella”. La conclusione di Belviso: “Io non potevo dare quell’orologio a Vincenzo Polito. Tuttavia, avendo con lui un rapporto di amicizia, non me la sono sentita di pretendere la sua restituzione”.

ad

1-continua

Riproduzione Riservata