di Giancarlo Tommasone

Esiste una mappa dello spaccio ben definita nella zona della Stazione centrale. Una cartina a cui attenersi e che segna i confini tra le aree di competenza dei Sibillo e quelle dei Contini.

Se la Maddalena, piazza Principe Umberto, via Cesare Carmignano e piazza Garibaldi fino all’inizio di corso Novara sono sotto il controllo della famiglia di Forcella, lo stesso corso Novara, corso Meridionale e i dedali del Vasto fino a piazza Nazionale sono territorio dell’organizzazione di Edoardo ‘o romano.

Entrambe le cosche impiegano pusher africani per lo spaccio al dettaglio, ma strutturalmente la situazione è diversa. Mentre i Sibillo stipendiano un ristretto gruppo di uomini di colore, sorta di «ufficiali di collegamento» tra i vertici della famiglia e la truppa di spacciatori (leggi articolo), tutto ciò non avviene per la manodopera extracomunitaria dei Contini. Questi ultimi non affidano il delicato ruolo del «ponte» agli africani ma a elementi interni al clan.

LO SCONFINAMENTO PUNITO CON LE COLTELLATE

Per quanto riguarda la manovalanza dello spaccio la situazione è praticamente identica tra le 2 cosche. C’è di più; indagando sulle risse che si verificano con cadenza giornaliera nella zona della stazione centrale e che spesso sfociano nel sangue, le forze dell’ordine hanno accertato che nella maggior parte dei casi si tratta di scontri causati dallo sconfinamento dei pusher in zone controllate da sottogruppi concorrenti.

Niente a che fare con l’ambizione e con il tentativo di accaparrarsi maggiore spazio. Si tratta solo di errori commessi perché non si conosce bene il quartiere. Vendere una dose sul marciapiede sbagliato è passibile anche di una coltellata.

I TUTOR, I PUNTI DI RIFERIMENTO

Per ovviare all’inconveniente e per salvaguardare il business e la pelle, alcuni extracomunitari, soprattutto quelli arruolati di recente e che lavorano al corso Novara e nelle aree limitrofe, si sono affidati a dei tutor, connazionali che abitano nella zona da tempo.

Sono questi ultimi a coordinarne il posizionamento, a consigliare di avere come punti di riferimento quel negozio, quella insegna luminosa o addirittura quel contenitore dei rifiuti. «Ci sono poi quei pusher che temendo di beccarsi una coltellata per aver sconfinato, non lasciano mai la postazione durante tutto il turno di lavoro e sono quelli più semplici da individuare e da arrestare», spiega un agente.