Cerimoniale da grande potenza e parole sulla coesistenza. Dietro i sorrisi restano dazi, semiconduttori, nucleare e l’isola contesa
Donald Trump accoglie Xi Jinping con tutto il cerimoniale delle grandi occasioni: tappeto rosso, truppe, bande militari e cena di Stato. Per Pechino è l’immagine cercata, quella di una Cina trattata da Washington come interlocutore alla pari. I sorrisi, però, non spostano il vero ostacolo tra i due Paesi. Si chiama Taiwan.
Xi chiede di evitare la trappola di Tucidide
Il presidente cinese invita Stati Uniti e Cina a «coesistere in pace» e richiama la cosiddetta trappola di Tucidide, cioè il rischio che lo scontro tra una potenza dominante e una emergente finisca per trasformarsi in guerra.
Trump lo presenta come «un amico» con il quale costruire una «relazione davvero grande». La Casa Bianca prepara la visita di Xi con il massimo livello di protocollo, ma dietro la forma restano tutte le questioni aperte.
Taiwan resta al centro
Xi chiede a Washington di ridurre il sostegno militare a Taipei e di «opporsi all’indipendenza» dell’isola. È il passaggio più duro dentro una visita costruita sul linguaggio della distensione.
Nel negoziato entrano anche terre rare, semiconduttori, prodotti agricoli, energia e Boeing. La tregua commerciale viene prorogata, ma per un periodo più breve di quello discusso nei contatti preparatori.
L’intelligenza artificiale apre un altro fronte
La competizione si allarga intanto all’intelligenza artificiale. Trump la chiama «superintelligenza» e spinge per non rallentarne lo sviluppo. Xi usa una formula diversa e chiede che la tecnologia rimanga «sempre sotto il controllo umano».
Dietro le parole ci sono restrizioni sulle tecnologie avanzate, corsa ai semiconduttori e controllo delle materie prime necessarie all’industria digitale.
Poi arriva l’Onu e il Medio Oriente cambia scena
Mentre Xi è a Washington, a New York l’Assemblea generale si accende sul Medio Oriente. Benjamin Netanyahu sale sul podio e numerosi delegati lasciano l’aula in segno di protesta.
Il premier israeliano reagisce chiamandoli «Vigliacchi morali» e sostiene che, combattendo i nemici di Israele, il suo Paese stia difendendo anche gli Stati rappresentati da chi ha abbandonato la sala.
Netanyahu difende le operazioni israeliane
Netanyahu torna sull’attacco del 7 ottobre, difende le campagne militari e definisce l’accusa di genocidio contro Israele «la più grande menzogna del secolo».
Sul piano giudiziario internazionale resta aperto il procedimento della Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu, relativo ad accuse di crimini di guerra e contro l’umanità che dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
Abu Mazen replica in video
Mahmoud Abbas denuncia il «prezzo altissimo pagato nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania» e accusa Israele di perseguire un «progetto coloniale».
Il segretario generale dell’Onu richiama intanto i governi alla de-escalation nel discorso all’Assemblea generale.
Fuori dal Palazzo di Vetro arrivano le proteste
Anche fuori dalla sede delle Nazioni Unite la tensione resta alta. Le manifestazioni pro-palestinesi attraversano New York e la polizia effettua diversi fermi, tra cui quelli di Susan Sarandon, Cynthia Nixon e Hannah Einbinder.
Il sindaco Zohran Mamdani aveva definito Netanyahu un «criminale di guerra» e chiesto alle autorità federali di dare seguito al mandato della Corte penale internazionale.
Trump tiene insieme Cina e Medio Oriente
Trump non incontra Netanyahu anche perché impegnato a Washington con Xi. Nelle stesse ore la Casa Bianca deve quindi muoversi tra due dossier diversi ma altrettanto delicati: il confronto strategico con la Cina e una crisi mediorientale ancora aperta.
Perfino il menu diventa politica: il brindisi della cena di Stato per Xi richiama simbolicamente il disgelo Nixon-Zhou Enlai.
Due crisi, una Casa Bianca al centro
Taiwan e Gaza sono partite molto diverse, ma entrambe chiamano in causa il peso degli Stati Uniti. Washington prova a tenere aperto il dialogo con Pechino e, nello stesso tempo, a gestire i rapporti con Israele e gli altri attori mediorientali.

















