La gioielleria Esposito al Corso Meridionale

Anche gli affiliati chiedono lo sconto

di Giancarlo Tommasone

Secondo quanto emerge dalle indagini dell’inchiesta Condor contro i truffatori di anziani del clan Contini, l’organizzazione di Piazza Santa Maria della Fede, effettuava le operazioni di riciclaggio presso due gioiellerie riconducibili alla cosca del Vasto-Arenaccia. E’ lì, infatti, che i vari gruppi portavano gli oggetti di valore razziati alle vittime. Scrive il gip Francesco de Falco Giannone nell’ordinanza: «Il sodalizio si rivolgeva principalmente alle gioiellerie Toscano (di Corso Garibaldi), ed Esposito (in Corso Meridionale)».

I negozi del clan
per riciclare l’oro
sottratto alle vittime

Si tratta di «esercizi commerciali che i collaboratori di giustizia riferivano essere sotto il controllo diretto del clan Contini». Al riguardo, il pentito Teodoro De Rosa afferma: «La gioielleria Toscano, insieme ad altre gioiellerie e negozi, è fittiziamente intestata a Vincenzo Toscano ma di fatto è nella disponibilità della famiglia Contini. I negozio “compro oro” sono riconducibili a tale Ciro Di Carluccio, cassiere del clan, come un gran numero di altri negozi. Un ‘altra gioielleria nella disponibilità del clan Contini è quella della famiglia Esposito che ha dei negozi in Corso Meridionale ed è la gioielleria principale del clan. Il responsabile della gioielleria è tale Carmine, che frequenta anche Vincenzo Toscano».

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Per cedere l’oro provento delle truffe (e per farlo fondere), l’organizzazione di Santa Maria della Fede (con sede nel Club Napoli dell’omonima piazza), si rivolgeva principalmente, proprio alla gioielleria Esposito, e lo faceva per il tramite di Emilia Murolo, moglie di Tommaso Cristiano, considerato referente dei Contini. Emilia Murolo, inoltre, è nipote di Emilia Peluso, la 79enne (madre di Espedito Diana), che aveva il compito di nascondere il «tesoro» delle razzie presso la sua casa, ritenuta dal gruppo di Santa Fe, un luogo sicuro.

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Gli inquirenti evidenziano pure, come Murolo potesse contare su una parentela acquisita di spessore dal punto di vista criminale, poiché il suocero della donna è Antonio Cristiano, detto Tonino, ritenuto elemento di spicco della cosca del Vasto-Arenaccia. A Murolo e ai componenti della famiglia Cristiano si rivolgono sia affiliati ai Contini che componenti del gruppo dei truffatori, per usufruire di sconti sull’acquisto di preziosi presso la gioielleria Esposito. Ad esempio, una tale Lina si reca presso il negozio in Corso Meridionale e da lì contatta Murolo, chiedendole con chi debba parlare. «Con Carmine», le dice Murolo. Una volta presentatasi all’uomo, Lina gli passa il telefono, e Carmine parla direttamente con Emilia Murolo. «Questa è la sorella di mio suocero (Antonio Cristiano, ndr)», millanta Emilia riferendosi a Lina (che non ha alcuna parentela con Cristiano). E Carmine subito esterna la sua massima disponibilità: «Va bene, me la vedo io».

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«Quanto emerge dall’ultima conversazione – è scritto nell’ordinanza – confortava le dichiarazioni rese il 13 maggio del 2016 dal collaboratore Teodoro De Rosa, con riferimento alla gioielleria Esposito. Lo stesso De Rosa dichiarava che gli appartenenti al clan Contini si recavano presso la gioielleria anche per fare degli acquisti ed indicava proprio Carmine quale referente del negozio. “Ad esempio anche uno del clan che va a comprare per fare il regalo alla moglie… per lo sconto si rivolge sempre a Carmine …”». E per ottenere uno sconto maggiore, era preferibile presentarsi con la «raccomandazione» della famiglia Cristiano, oppure chiedere il favore a uno dei parenti di Tonino, di fare l’acquisto per loro.